Il profumo della carta e dell’inchiostro nella stampa a mano

Scritto da , 12 dicembre 2015

 

Oggi, alle ore 19, la gioielleria Napoli inaugura la mostra “Impresso”, un’esposizione di plaquettes, firmate da Gaetano Bevilacqua e dalle sue Edizioni dell’Ombra

 

Di OLGA CHIEFFI

L’avvento della stampa digitale e degli e-book sembra aver decretato la fine della stampa tradizionale e dell’abbandono complessivo della carta quale mezzo di comunicazione o di diffusione della cultura. La rivoluzione apportata dalla digitalizzazione a livello globale può essere paragonata solo a grandi cambiamenti epocali quali l’invenzione della stampa e la conseguente diffusione di massa della cultura o ancor prima all’invenzione della scrittura e la conseguente eclissi della diffusione orale del sapere. Ma davvero l’avvento del digitale ha decretato la fine della carta stampata? La stampa su carta oggi deve trovare una nuova collocazione all’interno dei mezzi di comunicazione, laddove internet non riesce ad arrivare, laddove la presenza di un foglio stampato nero su bianco è ancora significativa. Appare evidente che, data la perdita del monopolio informativo, la carta stampata subisca la naturale contrazione di volumi nel trovare un nuovo assetto all’interno della pluralità dei media informativi. Ma tecnologia, design e arte della stampa tipografica non sono in competizione come per qualche tempo si è creduto, lo dimostra il fatto che oltre i nostri confini nazionali la stampa a caratteri mobili ribattezzata “letterpress” stia vivendo una seconda giovinezza orientata a un colto mercato d’élite, una rivalutazione in toto della “vecchia arte” degli stampatori. In un’epoca in cui tutto si dà per scontato e acquisito manca la percezione del foglio impaginato come gioco di equilibri tra testi e figure, il computer da un lato ha compresso e livellato abilità e competenze dall’altro ha elevato la tipografia e la stampa ad arte grafica. Per rieducare i nostri occhi a percepire i segni e le forme di un’arte dimenticata, l’antica gioielleria Napoli di Salerno, che vanta oltre un secolo di tradizione, oggi guidata dal giornalista Marcello Napoli, ha scelto di riempire il periodo di vacatio del Natale, dopo aver ospitato lo scorso anno i simpatici falli di Pietro Lista, con una riflessione su uno dei linguaggi a lungo trascurati nel secolo scorso e solo da qualche tempo rivalutati, quello appartenente all’arte tipografica. Di questa particolare arte, che sa avvolgere tutti i sensi, sappiamo che si sono serviti moltissimi artisti, soprattutto contemporanei; alcuni l’hanno considerata complemento delle attività pittoriche e scultoree altri, invece, ne hanno fatto il centro della loro produzione estetica. Nei movimenti contemporanei la tipografia sfugge a ogni schema e diventa un turbinio di lettere, maiuscole e debordare visivo, sia per l’apparente non sense che viene a creare, traducendo, proprio perché tecnica duttile, lo spirito dell’avanguardia, il suo furore, il suo desiderio di rivolta. Da oggi sera, sino al 9 gennaio è possibile ammirare tra le teche della gioielleria Napoli, gemme tra i gioielli, libri stampati a mano e in tiratura limitata delle “edizioni dell’Ombra”, di Gaetano Bevilacqua, raccolti in una esposizione dal titolo Impresso. Qui le macchine tipografiche, con il loro peso si lasciano immaginare lasciando nell’aria l’odore penetrante e “ferroso” di inchiostro che si mescola con quello del legno dei mobili contenitori, ripieni di caratteri di piombo. Torchio manuale, pedaliera,  puntatura, ovvero il posizionamento della carta sotto le macchine, a mano, foglio per foglio, l’inchiostratura, in cui il nero domina incontrastato, sulla carta a mano, attraverso le plaquettes delle Edizioni dell’Ombra in cui l’artista, insieme a poeti e ad altri incisori, ha dato vita a una collana di libretti preziosi e rari, veri libri, dove segno e parola si sposano con una perfetta armonia. Tra le teche incontreremo incisioni, acqueforti, xilografie, masoniti, ma con interventi a stampa di testi tra cui menzioniamo gli autori Cosimo Budetta, Antonio Baglivo, Antonio Petti, Antonio Della Gaggia, Ernesto Terlizzi … ed un Marcello Napoli d’eccezione con il testo stampato per la splendida occasione: “Impresso apud Utopia”.

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