Il problema tribunali irrompe alle Toghe d’oro

Scritto da , 13 Ottobre 2012
image_pdfimage_print

«Il tema della giustizia non può esulare dalla necessità di programmare investimenti per garantire apparati e condizioni e condizioni operative». Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini presso l’aula Parrilli in occasione della premiazione delle Toghe d’oro del foro locale.
«E’ impensabile – ha aggiunto – che in un tribunale come questo nel 2013, nell’epoca dunque dell’informatizzazione, si debbano ancora vedere armadietti in ferro nei corridoi in stile anni Cinquanta. Bisogna dotare gli apparati di strutture utili e indispensabili».
Il presidente della Corte di Appello di Salerno, Matteo Casale, ha parlato di «amministrazione della giustizia ferita a causa del decurtamento del distretto di Sala Consilina che è stato accorpato in quello di Potenza. Ci saranno gravi ripercussioni  sugli utenti per via della lontananza e dei collegamenti insufficienti».  Il presidente Fini in merito ha spiegato  Il presidente Fini, in merito, ha spiegato che «se ci saranno ripensamenti su alcuni parametri e se ci si renderà conto, nei prossimi mesi che queste scelte hanno portato delle conseguenze negative, allora il Parlamento ne discuterà». Secondo Fini, poi, i tempi dei processi devono essere «certi, affinché si veda riconosciuto in tempi brevi il torto o la ragione. Credo lo vogliano sia i cittadini che la magistratura».
La presenza della terza carica dello Stato è stata enfatizzata anche dall’intervento del presidente dell’ordine degli avvocati di Salerno Americo Montera. Il presidente dell’ordine esordendo ha ringraziato i dodici colleghi che hanno tagliato il traguardo dei cinquant’anni di attività forense: «I valori di coloro che persero la vita per proteggere il significato più alto della Toga sono gli stessi portati avanti gli avvocati Alberto Ariostino, Ubaldo Botta, Alessandro Coglianese, Franco Concas, Carmine D’Aragona, Pietro De Felice, Mario Franco, Gerardo Grisi, Arcangelo Gruosso, Giovanni Robertazzi, Giuseppe Spagnuolo, Renato Troisi, per questo siamo qui oggi per rendergli omaggio».
Dodici vite, dodici esempi di come portare avanti una professione così complicata come quella dell’avvocatura: «Sono figlio d’avvocato e da questo punto di osservazione privilegiato  li ho potuti conoscere più affondo. Il foro non può e non deve essere trattato come un mercato, nel quale l’operato legale è svenduto al migliore offerente. L’avvocatura non può essere trattata come una merce  – ha sostenuto l’avvocato salernitano –  poiché i diritti degli avvocati sono i diritti dei cittadini».
Le riforme, devono mirare a migliorare l’operato del foro non a peggiorarlo: «Le riforme che stanno colpendo il nostro ordine dovranno mirare a migliorarlo non a far sì che il nostro impegno sia svenduto. Non potremmo continuare a tollerare a lungo di essere considerato come una merce di scambio».
Consigli che aiutano e che permettono poi di poter raggiungere molte soddisfazioni. «Devo molto come persona ai premiandi, poiché grazie ai loro consigli sono riuscito a migliorarmi sul piano professionale, senza la loro presenza e i loro incoraggiamenti non sarei mai arrivato ad essere Presidente di questo importante ordine».
Essere avvocato significa avere cuore poiché non si può e non si deve lasciare tutto alla logica, infatti, ha sottolineato  Montera: «La nostra è una professione di comprensione, di dedizione , di carità, per questo non possiamo essere puramente logici, ci deve essere prima di tutto un cuore. Dobbiamo essere in grado di comprendere gli altri e farli vivere in noi, per poter riuscire a portare avanti al meglio il nostro lavoro”. La Medaglia d’oro ai cinquant’anni di carriera è un avvenimento importanti per tutti coloro che vivono nel diritto. «I colleghi  premiati oggi – ha continuato il giurista – sono un esempio per tutti, poiché hanno condotto una vita tra tribunali, cause e atti senza rinnegare quel desiderio di giustizia che li ha fatti iniziare. Guardandoli negli occhi riesco a vedere il disincanto, per alcuni momenti, ma allo stesso tempo  – ha evidenziato il presidente dell’ordine –  non posso fare a meno di essere sicuro, che in ognuno di quegli istanti hanno saputo essere prima di tutto un cuore, comprendendo le necessità e i bisogni delle persone che si rivolgevano a loro».
Una riflessione infine su come condurre la professione forense : «I premiandi, non ci hanno mai detto che la nostra scelta professionale è irta di ostacoli, ma al contrario, ci hanno inculcato il fascino per un modo di vivere, che ci ha fatto apprendere dei valori molto preziosi, che proprio oggi non possiamo abbandonare e permettere modifiche dell’area di indipendenza e libertà del nostro operato».  
Onestà e talento, queste due doti sono state indicate dall’avvocato Montera per far sì che l’avvocatura abbia ancora credibilità e reputazione.           

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->