Il prezzo di una vita

Scritto da , 22 febbraio 2017

Domani, alle ore 21, il sipario del teatro Verdi si leverà sul dramma di Arthur Miller, con protagonisti Umberto Orsini e Massimo Popolizio. Venerdì 24 ritorna Peppe Iannicelli con Giù la maschera alle ore 18,30

Il prezzo, un lavoro del 1968, di Arthur Miller, sarà proposto, da domani alle ore 21, sino a domenica, in pomeridiana, alle ore 18,30, dalla Compagnia Orsini, per la regia di Massimo Popolizio, nella traduzione di Masolino d’Amico, pubblicata da Einaudi in occasione del centenario della nascita del drammaturgo americano. Miller scrisse che il prezzo, nella vicenda privata del dramma, è il prezzo della negazione; come, nel 1968, lo era stato quello della negazione da parte dell’America di combattere una guerra in Vietnam: Miller fu sempre un vero americano, ma scomodo, come in questa sua dichiarazione. L’imminente demolizione dello stabile in cui sono custoditi i beni appartenuti al padre morto da sedici anni, costringe due fratelli – Victor (Massimo Popolizio), che malgrado le capacità abbandonò gli studi per arruolarsi nella polizia, così da mantenere il genitore, caduto in disgrazia con la crisi del ’29, e Walter, cui darà voce Elia Schilton, che, invece, proseguì gli studi diventando un medico di successo – a ritrovarsi dopo una lunga separazione. E c’è anche la moglie di Victor, Esther (Alvia Reale), con problemi di alcolismo e depressione, un personaggio risoluto, ma al tempo stesso, sull’orlo della disperazione. Dietro questo semplice spunto emergono tutte le incomprensioni e le menzogne che la paura della perdita improvvisa del benessere può esercitare su chi si trova a barcamenarsi nella crisi. Riconoscibili, in questo senso i personaggi di Esther e Walter. Ma c’è ancora un altro personaggio, che non si vede, ma la cui presenza è il padre dei due fratelli Franz. Ad assistere alla resa dei conti tra i loro reciproci rancori sono la moglie di Victor, insoddisfatta della mediocre posizione sociale del marito, e Gregory Solomon, l’anziano mediatore incaricato di curare la vendita dei mobili, che farà rivivere lo stesso Umberto Orsini. Risalente alla fine degli anni ’60 (il debutto avvenne sotto la regia di Ulu Grosbard nel 1968), Il prezzo è uno dei testi meno conosciuti e frequentati di Arthur Miller. Il prezzo svolge un’analisi dei costi umani dei meccanismi del sistema economico americano (a pagarli sono, in modi diversi, sia Victor che Walter). Lo fa con la consueta abilità di scrittura di Miller, anche se, a tratti, non riesce a evitare falle (c’è, ad esempio, qualcosa che non torna nel modo in cui sono trattati i 4.000 dollari che il padre aveva lasciato) e schematismi. Definirlo un testo “minore” del drammaturgo americano non è inappropriato. Il suo recupero è comunque un’operazione interessante. Una nota di Arthur Miller sottolinea che tra “le parti di Victor e Walter si dovrebbe mantenere un sottile equilibrio di simpatie” perché “nel mondo così come funziona oggi, le qualità di entrambi i fratelli sono necessarie”. Il modo in cui avviene l’uscita di scena dei due personaggi sembra invece fare di Victor il vero “vincitore” del confronto, trasformando il testo in una sorta di elogio della sconfitta dignitosa, di chi non partecipa al gioco, sapendo che il prezzo per la partecipazione è la perdita della propria umanità. Ritorna Peppe Iannicelli venerdì 24 alle ore 18,30 nel foyeur del massimo cittadino con Giù La Maschera, in cui il pubblico potrà incontrare la compagnia Orsini. (Olga Chieffi)

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