Il pianoforte in Mozart e Beethoven

Scritto da , 11 ottobre 2016
pietro-gatto

Questa sera, alle ore 20,30, la MusicArte di Giovanni Carlo Cuciniello, chiude la seconda parte della masterclass con un concerto dei pianisti Alberto Dalgo e Pietro Gatto

 Di OLGA CHIEFFI

Questa sera, alle ore 20,30, in occasione del venticinquennale della fondazione della Associazione Filarmonica Salernitana “G.Verdi”, concerto conclusivo delle due tranche di masterclass di pianoforte Giovanni Carlo Cuciniello, già del conservatorio di musica “G.Martucci”. L’amministrazione comunale ha inteso concedere all’evento “MusicArte” l’intero teatro dal 10 al 23 giugno e dal 3 all’11 ottobre per una masterclass, gratuita con esame d’ammissione, che si è svolta sul palcoscenico del massimo cittadino, impreziosita da due concerti di chiusura il primo a fine giugno tenuto da Pietro Gatto e Seong-Jin-Choi, il secondo che si terrà, questa sera, con i riflettori accesi ancora su Pietro Gatto, che eseguirà il Concerto di Wolfgang Amadeus Mozart, n°14 in Mi bemolle maggiore K449 e su Alberto Dalgo che si cimenterà con il Concerto in Sol Maggiore op.58 di Ludwig Van Beethoven, unitamente alla Orchestra Filarmonica Salernitana diretta da Marco Boni. Il programma verrà inaugurato dall’ouverture op.26 Le Ebridi, “La grotta di Fingal” di Felix Mendelssohn Bartholdy, una pagina marina nata tra il 1829 e il 1832. Siamo a Nord, tra le coste della Scozia e le isole Ebridi, in una spaccatura della roccia nota come Grotta di Fingal, da sempre un luogo prediletto da scrittori quali Walter Scott o Jules Verne. Mendelssohn capitò in zona a vent’anni e fu profondamente colpito da quell’antro misterioso nel quale il mare si avventa ora stagnando, ora rimbombando con spaventosa violenza. La leggenda narra che da quelle parti si siano svolte le favolose imprese dell’eroe Fionn McCoul, il guerriero celtico che avrebbe guidato gli irlandesi all’assalto dell’esercito norvegese; e la grotta ha preso il suo nome, visto che Fingal è la forma scozzese del gaelico Fionn. Definita da Richard Wagner, notoriamente piuttosto restio ad apprezzare la musica di Mendelssohn, “una delle più belle opere musicali che possediamo”, l’Ouverture si presenta ricca di effetti d’eco e di risonanze, presaga di pagine tardo-romantiche. Basti pensare alla descrizione del movimento del mare che proprio Wagner farà nell’Olandese volante, oppure a La Mer di Claude Debussy. La composizione ruota attorno a un tema che si presenta in apertura con una linea melodica discendente, alternando anche altri spunti melodici più cantabili o di maggior enfasi ritmica, come il terzo, che arricchiscono le suggestioni pittoriche della pagina. Pietro Gatto sarà interprete del primo dei concerti “maturi” di Mozart, quello che apre una serie straordinaria di esiti in questo genere, in cui, al carattere intimo, quasi di concerto da camera, si contrappone la ricca elaborazione tematica e contrappuntistica e gli accenti di maestosità legati al tono di mi bemolle maggiore. Alberto Dalgo ci farà ascoltare del rivoluzionario di Bonn il quarto concerto, quasi coevo al Fidelio e alla Quinta Sinfonia, che maturò tra il 1805 e la fine dell’anno seguente, durante un biennio in cui lo svolgimento creativo di Beethoven è attraversato da un’ondata inventiva di inaudita e violenta fecondità. Inusuale, sconcertante, è l’incipit con il pianoforte che compare subito con un soliloquio di cinque battute. Segue dopo l’Allegro Moderato di intonazione intimistica, un conciso Andante con moto dal fascino arcano per chiudere con un Rondò che aggiunge all’organico trombe e timpani per dar sfogo a una scrittura più veemente, salace in cui fa capolino l’embrione di quel che una gestazione ultradecennale tramuterà nell’Inno alla gioia.

 

 

 

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