Il pianismo di Kenny Barron

Scritto da , 20 marzo 2016
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I giganti del jazz si incontrano al Modo di Salerno. Lunedì il pianista si esibirà in trio con Kiyoshi Kitagawa al contrabbasso e Johnathan Blake alla batteria

Di Olga Chieffi

The Jazz Giants si incontrano al Modo di Gaetano Pappacena. Dopo l’intenso e accorsatissimo concerto del tenor sax Benny Golson uno strumentista che ha attraversato consapevolmente tutte le temperie del jazz, dal magnifico sideman della band del Duca, che abbiamo potuto apprezzare nella sezione b del brano, alla potenza dirompente della Blues March che divenne appunto la sigla di Art Blakey e dei suoi Jazz Messengers, con il rullo del tamburo d’apertura che annunciava una nuova primavera nera, fino alla splendida ballad, Whisper not, simbolo di quel tenor-legacy firmato Golson, domani sera, alle ore 22, salirà in cattedra il pianista Kenny Barron, il quale si presenterà nella sua formazione d’elezione il trio con Kiyoshi Kitagawa al contrabbasso e Johnathan Blake alla batteria. Grazie alla squisita sensibilità e a una competenza musicale e storica invidiabile, il nome di Barron figura anche tra quelli dei maggiori pianisti-accompagnatori, ma l'impresa che più ha contribuito a farlo conoscere è stata la creazione del gruppo Sphere. La musica di Barron riflette in maniera esemplare la necessità di creare qualcosa di attuale, di vivo e significativo, partendo dal legame con una tradizione o, meglio, con una cultura, e questo aspetto, nel suo caso, investe pure le qualità compositive, forse meno note, ma certo interessanti e originali. Una rielaborazione di un patrimonio che, in fatto di influenze dirette, lo porta a evocare principalmente due pianisti, Tommy Flanagan e Hank Jones, senza dimenticare, ma in seconda battuta, McCoy Tyner, Thelonious Monk e Bud Powell. Nello stile di Barron, infatti, troviamo tanto il gusto per accordi "pieni" e morbidi, dal voicing moderno e personale, quanto l'arditezza ritmica e il drive di un fraseggio a note singole travolgente, vertiginoso ma di grande lucidità. In sostanza, carico di quel vitalismo tipico di tutto il grande jazz, in particolare di quello che pone le sue basi nella lezione del bebop, che per Barron rimane un riferimento importante. La formazione spazierà, sulle tracce di quel linguaggio dell'azzardo e della sfida, su di una scaletta comprendente brani originali e classici del bop, in un gioco particolarissimo interamente racchiuso nel confronto e nell'integrazione degli strumenti. Kiyoshi Kitagawa ha dalla sua un timbro corposo e una spinta melodica che rimanda in qualche punto a Ron Carter. Kenny Barron ha sensibilità da leader o da accompagnatore a seconda dei momenti con una nitidezza ed una pulizia di intenti che, al di là del tocco, chiariscono il messaggio musicale nel momento stesso in cui giunge, che ci si muova in ambito più bluesy o che le atmosfere si facciano maggiormente liriche, Johnathan Blake ha la capacità di arricchire in modo spesso stupefacente i contenuti di un passaggio o anche tutto il significato di un brano, con un drumming che al di là dei singoli interventi o della notevolissima abilità tecnica sa essere estremamente raffinato, dinamico e coerente col resto. Ad aprire il concerto di Kenny Barron, sarà il quartetto guidato da Antonello Altieri al sax tenore, composto da Bruno Salicone al piano, Domenico Andria al basso e Stefano De Rosa alla batteria. La formazione proporrà un repertorio contenente svariati brani originali congiuntamente ad alcuni standard appartenenti alla tradizione jazzistica.

 

 

 

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