Il pentito Simone inchioda Vessa

Scritto da , 11 aprile 2015
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Il denaro in contanti che lui stesso portava dalla Tunisia in Italia serviva ai vertici della CPL Concordia per “pagamenti in nero”. E’ la confessione di Francesco Simone, responsabile per i rapporti istituzionali della storica cooperativa, fatta lo scorso 2 aprile agli inquirenti che indagano sulle tangenti a Ischia. “Mi assumo tutte le responsabilità delle cose fatte, contestate”, dice Simone al gip e ai pm in un interrogatorio per lui molto faticoso, anche da un punto di vista emotivo: “mi vergogno… mi mancano le mie bambine”, dice. E ancora: “sono assolutamente pentito perchè mi creda – afferma rivolto al giudice – non auguro a nessuna questa situazione, sto malissimo!”. Il pm di Napoli Henry John Woodcock, in apertura di interrogatorio, fa presente a Simone che “ci sono stati coindagati…come il signor Maurizio Rinaldini (presidente del consiglio di amministrazione di Cpl Distribuzione – ndr), il quale ha ammesso pacificamente…questo sistema di fatturazione… di questi soldi che rientravano in Italia…e che occorrevano alla Cpl, diciamo pure a Casari (il presidente della cooperativa – ndr) per delle spese, diciamo cosi’, da fare in nero”. “Voglio anch’io ammettere pacificamente”, afferma Simone, che nell’interrogatorio riferisce come Casari e Maurizio Rinaldi gli abbiano chiesto la disponibilità a sottoscrivere un contratto tra CPL e ‘Tunita’, la sua società in Tunisia, “un contratto da 180.000 euro l’anno in 4 rate da 45… dicendo che avevano delle necessità di liquidità, diciamo, non ufficiali… Loro mi garantivano in questa operazione diciamo così un riconoscimento per le spese che era il 15 per cento e quindi su 45.000 euro…gli dovevo riportare 38.500 euro e tenermi la differenza”. “Mi hanno pagato tre rate da 45.000 euro”, spiega quindi Simone, che racconta come abbia consegnato una volta “38.500 euro in contanti nelle mani di Maurizio Rinaldi a Monza, durante una gara” e poi altri 25.000 a Casari, a Roma, negli uffici della CPL Concordia e 13.500 a Nicola Verrini, responsabile commerciale di area (“addirittura andai a prelevare 5.000 euro dal mio conto corrente per arrivare alla somma..”). Pm: “Ma Casari gli aveva mai detto…questi soldi a che cosa gli servivano?”. Simone: “Pagamenti diceva lui in nero”. Pm: “Tangenti?” Simone: “Guardi onestamente…veramente lo giuro sulle mie bambine, però dovete credermi, io non so dove finissero questi soldi”. Il responsabile delle relazioni istituzionali della Cpl tuttavia aggiunge di sapere “quale era la situazione”. “Il vero problema – spiega – è che bisogna seguire i soldi e i soldi non necessariamente sono sotto forma di mazzetta o busta, sono sotto forma di varie situazioni, che possono essere studio di progettazione…” Il pm Woodcock lo interrompe: “Studio di progettazione nel caso di Vessa, ad esempio?” (il riferimento è all’ex deputato Pasquale Vessa che negli atti dell’inchiesta è accusato di aver ricevuto “una tangente, nella usuale forma di una (fittizia) consulenza… in relazione al suo interessamento e al suo intervento per l’aggiudicazione e l’assegnazione di alcuni appalti in provincia di Salerno”). Simone: “Esattamente, lo presentai io Vessa, ma poi sparì dalla mia vista, iniziò a dialogare direttamente con loro..”. Pm: “Vessa è un’altra forma di tangente?” Simone: “Assolutamente sì!” Simone ipotizza che anche la convenzione con l’albergo di Ischia della famiglia dell’ex sindaco Giosi Ferrandino, finito in carcere, possa essere una forma di tangente “…perchè appunto spesso non si parla di bustarella, ma si parla di consulenze, di assunzioni, ci sono varie…”. Woodcock a questo punto introduce la questione delle bottiglie di vino e dei libri di Massimo D’Alema acquistati dalla cooperativa. E Simone risponde: “Sui libri e sulle bottiglie di vino può darsi che sia stata una captatio benevolentiae… magari io avrò detto qualcosa perché sono un chiacchierone, sono un po’ un mercante, uno che vende le…”.

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