Il mondo della cultura dice addio alla storica libreria Internazionale

Scritto da , 27 aprile 2018
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Erika Noschese

Con un post pubblicato sui canali social, Alessandro De’ Spelladi, titolare della libreria Internazionale di piazza XXIV maggio, a Salerno, annuncia che la sua storica attività sta per chiudere. Un susseguirsi di tre generazioni, a partire da quella originaria che risale al lontano 1948 fino all’arrivo, poi della gestione familiare nel 1956. Sempre nello stesso locale. Una vita trascorsa tra i libri, tra incontri che hanno visto protagonista – tra gli altri – i professori Rino Mele e Giuseppe Cacciatore, a cui Alessandro ha voluto dedicare un ringraziamento speciale e tanto altro che si fa fatica a raccontare. Uomo gentile, garbato, disponibile, Alessandro racconta, con le lacrime agli occhi, il perchè di una decisione tanto drastica quanto difficile.

La Libreria Internazione, punto di riferimento soprattutto per tanti studenti, abbassa le saracinesche. Perchè?

«Ci sono stati dei cambiamenti nella proprietà del locale e questo ha portato – al momento – all’impossibilità di poter continuare con la nuova proprietà. In sintesi, è quello sostanzialmente».

Si può parlare, anche nel suo caso, di crisi economica che ha portato ad una decisione così drastica o ci sono state altre scelte che hanno portato il titolare di un’attività come la sua a decidere di chiudere definitivamente?

«Allora, in questo momento posso ragionare solo per dati certi che sono la non possibilità, in questo momento, a continuare in questo locale. Poi, se successivamente è possibile farlo altrove ora non lo so. Sicuramente, il mio desiderio è di continuare con la libreria. Nel caso specifico, non c’è un punto di incontro, dal punto di vista economico, con i nuovi proprietari che sono alla ricerca di inquilini, sostanzialmente». Da quanti anni andava avanti quest’attività? «Qui si sono avvicendate tre gestioni. Quella originaria risale al 1948. La nostra gestione familiare, invece, risale al 1956, sempre nello stesso locale».

Cosa significa per voi, ora, dire ai vostri clienti più affezionati “noi non ci saremo più”?

«Quello è stato lo scoglio più duro da superare. Non nascondo che l’ausilio di un social network è stato utili. Sicuramente abbiamo ricevuto tanti commenti».

Se lei potesse immaginare il suo futuro, dove si vedrebbe e a far cosa?

«Questo, con tutte le difficoltà del settore, è un lavoro molto bello perchè è un po’ una vetrina sul mondo che ti mette a contatto con varie realtà. Devi essere curioso, aggiornato. E’ stimolante anche se il contesto generale non è favorevole. Quello delle librerie, poi, in particolar modo nel senso che adesso si incrociano più problematiche, come la vendita on-line di “prodotti” perchè il libro ora ha altri canali di vendita e poi da anni c’è uno strumento di conoscenza alternativo al libro che è il libro digitale. Forse a differenza di altri settori che stanno vivendo le stesse problematiche quali l’acquisto online per noi è un po’ più problematica».

L’e-commerce ed il mondo digitale, dunque, stanno in qualche modo aggravando una crisi già esistente nel mondo delle librerie?

«I dati sono incontestabili, nel senso che negli ultimi 4 anni hanno chiuso circa 300 librerie indipendenti che per una serie di motivi sono le prime ad essere copite sia per la forza economica che possono avere, a differenza di catene o franchising. Sono le prime chiamate in causa. Qui, il contesto non è favorevole ma quello che posso dire è che sicuramente la libreria incrocia il desiderio di un pubblico che cerca un punto di incontro, non solo un punto dove acquistare libri. per incontrarsi dal vivo con altre persone che hanno gli stessi interessi per poter conversare con altre persone, dal vivo».

Se lei potesse lanciare un appello agli amanti della lettura o ai suoi clienti, cosa direbbe?

«E’ un discorso articolato che dovrebbe partire da cosa ci si aspetta da una libreria o da cosa possa fare per poi ragionare in quel senso. Se si riconosce ad una libreria, una funzione anche sociale a quel punto…Siamo parte in causa, dissuadere il pubblico dall’acquisto del testo on-line, ci sembra anche strano però alla fine forse è quello».

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