Il Manlio – De Vivo chiude. Lo Schiavo: “Sperpero di danaro”

di Arturo Calabrese

In questi giorni, i ragazzi del quinto anno delle superiori stanno sostenendo l’ultima prova degli esami di stato. Un momento importante per un alunno che diviene magicamente adulto, affacciandosi al mondo vero. Per tutti, questo è un periodo fondamentale e anche a distanza di anni lo si ricorda con affetto, emozione, gioia. Di quest’ultimo sentimento a Castellabate ce n’è davvero poco: come evidenzia l’attivista politico Alessandro Lo Schiavo, già vicesindaco e assessore al ramo, l’istituto Manlio – De Vivo di San Marco chiuderà le porte per l’ultima volta. Questa scuola chiude dopo oltre settanta anni di attività – le sue parole colme di rammarico – da sempre riferimento per Castellabate e per il Cilento è stato un faro di cultura, un presidio di legalità, una bussola per i nostri amati e tanto decantati giovani. Posso dire ad alta voce di aver combattuto e difeso la scuola nel corso nel corso degli ultimi venti anni, ottenendo grandissimi risultati come l’istituzione del corso nautico oggi corso di punta presso la sede di Agropoli. Ricordo di come l’allora direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale ci accolse, bocciando subito l’idea. Ebbene – ricorda – dopo tanta insistenza e soprattutto evidenziando le nostre ragioni riuscimmo a portare a casa questo grande risultato e dare nuova linfa alla scuola. Da allora sono stati tanti i ragazzi diplomati che oggi navigano, insegnano, portano nel mondo il nome di Castellabate. A ciò si aggiungono periti tecnici che lavorano in grandi società nazionali ed internazionali. Ho scritto tanto negli anni – continua Lo Schiavo – ho denunciato, mi sono esposto, ed il mio profilo facebok come la stampa più in generale sono i depositari di quanto affermo, nell’indifferenza generale delle istituzioni locali e non solo. Ho sollecitato sindaci, il presidente della Provincia, i consiglieri provinciali e da ultimo il nuovo vice presidente della Provincia. Le richieste erano semplici e funzionali per una maggiore fruizione della struttura da parte di studenti e lavoratori: su tutte, un ingresso da mettere in sicurezza da oltre tre anni, con decreti di finanziamenti che garantivano l’esecuzione dei lavori fermo al palo, al limite del ridicolo. La legge dei numeri ha fatto diventare San Marco dapprima una sede coordinata e pian piano una realtà da abbattere. E devo dire che ci sono riusciti». Lo Schiavo, poi, rileva un dato importante quanto triste, ennesimo esempio di spreco di danaro pubblico. «La Provincia è proprietaria di due immobili – spiega – la ragioneria “Gianbattista Vico” di Viale Nitti ad Agropoli e per l’appunto il Manlio – De Vivo che hanno in dote aule e laboratori, tra i migliori nel settore, per ospitare alunni e personale. Invece cosa fa Palazzo Sant’Agostino? Da oltre venti anni ha in fitto una struttura che nasceva come albergo per un importo di circa 180mila euro all’anno. Mi chiedo – ragiona Lo schiavo – con tutti i soldi spesi per quella struttura, non si sarebbero potute potenziare le sedi di proprietà? O anche acquistare un autobus ad uso esclusivo per la sede di San Marco? Evidentemente, come già ho avuto modo dire, la sede in affitto è più importante della sopravvivenza della sede di Castellabate». Con la tristezza nel cuore, il politico pensa alla storia della struttura di San Marco: «Si stanno cancellando i ricordi di generazioni di alunni, la cultura, l’economia e la presenza di tanti ragazzi con un colpo di spugna. Si sta scrivendo una pagina buia del comune di Castellabate. Al fine di cercare di arginare questo stillicidio culturale, doveroso ricordarlo, la dirigente scolastica ha richiesto alla Regione l’attivazione del corso serale. Nella speranza che la richiesta venga accolta – conclude – voglio continuare a sognare e a pensare che un futuro possa ancora esserci per il De Vivo».