Il lessico familiare del sassofono

Scritto da , 1 giugno 2015

                             

Questa sera, alle ore 19, secondo appuntamento con il Festival di Musica da camera Sant’Apollonia, promosso dal Conservatorio Statale “G.Martucci”

 

Di OLGA CHIEFFI

Oggi, alle ore 19, secondo appuntamento con il Festival di Musica da Camera Sant’Apollonia, giunto alla sua seconda edizione. Un evento, questo, nato dalla sinergia del conservatorio di Musica “G.Martucci” di Salerno, con un progetto del Dipartimento di Musica d’Insieme, presieduto da Francesca Taviani, da un’idea di Anna Bellagamba e la Bottega San Lazzaro del professore Giuseppe Natella che ospita la rassegna nella cornice della Chiesa di Santa Apollonia. Salerno vanta la nascita della scuola italiana di sassofono, la prima cattedra, dedicata a questo strumento è stata istituita dal M° Francesco Florio, nel suo conservatorio. La serata del 1 giugno vede, quindi, protagonista questo strumento che, sin dalla sua nascita, ha indovinato la fisionomia espressiva ed eclettica del secolo breve, qui impegnato in quartetto, con Michele D’Auria al soprano, Francesco Paolo Pacillo all’alto, Vincenzo Varriale al tenore e Angelo Cuozzo al baritono. Il programma verrà inaugurato da una trascrizione dal celeberrimo Adagio di Samuel Barber, datato 1936 con i suoi stordenti gradi congiunti ascendenti,  un brano che aveva infatti già conosciuto una certa fama sotto la direzione di illustri bacchette come quelle di Arturo Toscanini o Leonard Bernstein, ma il suo utilizzo nella drammatica sequenza al rallentatore di Platoon, lo ha profondamente impresso nella memoria di milioni di spettatori in ogni angolo del pianeta: il profondo contrasto tra la violenza delle immagini e la struggente dolcezza di una melodia apparentemente infinita rappresenta infatti uno dei più riusciti accostamenti tra il repertorio classico e il mondo del cinema. Si proseguirà con il Saxophone Quartet di Philipp Glass, datato 1995, schegge di luce musicale lanciate in vertiginosa corsa contro il profilo di un crepuscolo appena annunciantesi, composto di quattro movimenti, molto vicina alla tradizione interpretativa del compositore, aderente al canone “glassiano”, ma altrettanto suggestiva e suadente, poetica e morbidamente modulata in lievi toni aurorali. Passiamo quindi ad una delle classiche perle della letteratura per questa formazione, il classico Quatuor composto da Alfred Desenclos in tre movimenti, datato 1964, commissionato dal parlamento francese per il quartetto di sassofoni di Marcel Mule, in uno stile che combina il controllo magistrale di forma con un lirismo che è espressivo e ricco di variazioni. Il primo movimento è costruito su due temi contrastanti, uno agitato e l’altro pastorale, nell’ Andante, è il soprano a farla da padrone, mentre nel finale la strambata è verso il jazz e i ritmi sincopati d’oltreoceano. Ritorno al barocco per la chiusura della serata con la piccola fuga BWV 578 in Sol minore di Johann Sebastian Bach appartenente periodo di Arnstadt (tra il 1703 e il 1707), detta “la piccola” per distinguerla dalla fantasia e fuga nella medesima tonalità (BWV 542). Tale epiteto non vuole essere riduttivo, e anzi non toglie nulla al prestigio e alla celebrità del pezzo, il cui tema di poco più di quattro battute è uno dei più conosciuti e fortunati spunti melodici di Bach, sviluppato con Fluidità contrappuntistica, scorrevolezza melodica. Per la festa della Repubblica, il 2 giugno confronto tra due maestri Johannes Brahms e Dmitri Shostakovich, il primo evocato con la sonata op.38 per cello e pianoforte, eseguita da Giovanni Meriani al cello e Wouter Deltour al pianoforte, pervasa da una fluente vena melodica, il secondo, dal Trio op.67 in Mi minore, proposto da Laura Cozzolino al pianoforte, Kaisa Johanna Kaldma al violino e Thomas Brian Risso al cello, con il suo finale costruito su di un tema ebraico, un tributo musicale alle vittime della Shoah.

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