Il Grieg-motif secondo Daniela Cammarano

Scritto da , 27 agosto 2016
Daniela Cammarano Alessandro Deljavan

In distribuzione per Aevea le tre sonate del genio norvegese, incise in duo con il pianista Alessandro Deljavan

Di OLGA CHIEFFI
Nel 1900, dopo aver esaminato in prospettiva la sua corposa produzione, il cinquantaseienne Edvard Grieg affermò che tra le opere in cui si riconosceva maggiormente c’erano le tre sonate per violino e pianoforte, in quanto ciascuna di esse definiva una fase della sua parabola artistica, «la prima ancora un po’ ingenua ma ricca di idee melodiche, la seconda pervasa da un acceso orgoglio nazionale e la terza proiettata verso un orizzonte più vasto». Grieg entrò in confidenza con il violino, grazie al grande violinista norvegese Ole Bull, definito “Il Paganini del Nord”, cognato di sua madre, rimanendo affascinato da uno strumento popolare quale è l’ hardingfele, sorta didi violino, di foggia particolare, associato per antonomasia alla musica della sua nazione, fonte di ispirazione imprescindibile per il musicista di Bergem. Ultimo progetto della violinista Daniela Cammarano, in duo con il suo pianista d’elezione Alessandro Deljavan, è stata la personale lettura delle tre sonate di Edward Grieg, incise per la Aevea. Il cd si apre con la Sonata per violino e pianoforte in fa maggiore n.1 op.8 composta nel 1865, quando Grieg aveva 22 anni e pubblicata da Peters nel febbraio 1866 ricevendo immediatamente gli elogi di Liszt. Sono tre movimenti Allegro con brio, Allegretto, quasi andantino e Allegro molto vivace caratterizzati da melodie scorrevoli nei quali ritroviamo richiami al romanticismo tedesco di Mendelsson e di Schumann. A seguire, Sonata n.2 op.13 che Grieg iniziò a comporre nel 1867. La Sonata fu pubblicata dall’editore tedesco Breitkopf & Härtel nel 1869 e fu dedicata al violinista Johan Severin Svendsen, il primo esecutore. Nonostante il suo insegnante Niels Gade gli avesse chiesto di comporre un brano scevro da elementi nazionalistici, gli influssi della musica norvegese fanno capolino da tutte le parti. La Sonata è stata etichettata come la Sonata della danza per l’Allegro vivace dalla trascinante forza ritmica. Chiude l’incisione la Sonata per violino e pianoforte in do minore n.3 op.45 composta da Grieg nell’inverno tra il 1886 e il 1887 e dedicata al pittore tedesco Franz von Ledenbach. Rispetto alle ingenue sperimentazioni armoniche della prima sonata o all’esuberanza popolaresca della seconda, con questa pagina ci troviamo di fronte ad un’ampia composizione di forte impatto drammatico e di composta malinconia. La lettura di Daniela Cammarano e di Alessandro Deljavan è un’interpretazione non comune, che colpisce per la linearità e la logica con cui la Cammarano persegue le proprie idee di fondo, ma anche per il senso di estrema libertà con cui le realizza nei dettagli. Cura cesellata del suono, impastato con una sensualità trasfigurata, del fraseggio ad ampie arcate, della percezione grandiosa della costruzione. La purezza della sua esecuzione straordinariamente cantabile, empaticamente assecondata dalla tastiera di Alessandro Deljavan, dalle sonorità limpide ed incisive, attraverso cui bellezza e dialettica vengono esaltate, risulta a tratti trasognata, ascetica, depurata di quasi ogni concessione virtuosistica, in favore di una rilassatezza “romantica”.

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