Il grande teatro del Novecento in quattro pillole

Scritto da , 18 febbraio 2016

Domani, alle ore 17,30, parte il progetto Teatro Forum presso il Liceo artistico Sabatini-Menna di Salerno con una lezione di Pasquale de Cristofaro sui “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello

 

Di OLGA CHIEFFI

Quattro appuntamenti presso il Liceo artistico Sabatini-Menna per approfondire il grande teatro del Novecento, grazie ad un progetto firmato dall’istituzione salernitana e dall’Icra Project di Napoli “Teatro dell’Atelier”, accompagnerà gli stagisti da venerdì 19 febbraio sino al 13 maggio. Il breve corso sarà in forma di lezioni interattive di due ore, supportate da rari materiali video riguardanti il corpo, lo spazio scenico, la maschera, l’arte drammatica e la regia nel Novecento, indirizzate e pensate un po’ per tutti, pedagoghi, insegnanti, attori, registi, cantanti, critici teatrali, danzatori, performer, autori, musicisti, artisti del figurativo, psichiatri, psicologi, professionisti della comunicazione e, naturalmente, studenti. S’inizierà alle 17, 30 di domani con “I sei personaggi di Luigi Pirandello e la scena italiana del Novecento”, una lectio affidata a Pasquale De Cristofaro su di un testo considerato unanimemente come una delle prove più alte e significative dell’intera poetica del suo autore, che vi condensa, con abilità e maestria rare, i temi fondamentali (e lo stile relativo) della sua produzione: la mescolanza di tragico e comico (come nell’Enrico IV), l’adozione di un punto di vista umoristico, la molteplicità infinita del reale e la sua intima relatività, l’opposizione tra la “forma” e la “vita” come radice dei drammi umani, la svolta metateatrale (cui partecipano anche “Ciascuno a suo modo” e “Questa sera si recita a soggetto”) una rivoluzione per l’intero teatro borghese ed europeo del tempo. Si continuerà l’11 marzo con Franco Tozza che analizzerà “Tadeusz Kantor e il teatro come spazio della memoria”, ideatore di un teatro che distrugge i miraggi dell’illusione promotore di una rivoluzione permanente in arte, attraverso un radicale rifiuto delle pratiche secolari del teatro e dello schematismo dottrinale per creare opere autentiche, nude, disarmanti, che indagano i meccanismi della memoria e il rapporto tra memoria e identità, tra realtà e finzione. Il 15 aprile toccherà a Michele Monetta, il quale disserterà sul tema “Maschera e Maschere”, in cui si passerà dalla maschera del Teatro Classico, alla Commedia dell’Arte ­no, sino alla Maschera Larvale. Finale il 13 maggio con Gianni Caliendo  e “La Mimesica e la pedagogia teatrale di Orazio Costa” che nasce dal consiglio e proposito del grande regista francese Jacques Copeau di “ricominciare da capo” l’educazione dell’attore e, quindi, soprattutto dell’Uomo, a partire dall’osservazione dell’attività motoria del bambino, interpretata come vocazione alle arti del movimento anziché come semplice testimonianza della spinta all’espressione. (o.c.)

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