Il giorno della memoria nelle stanze dell’arte

Scritto da , 25 gennaio 2014

Sabato  e verrà celebrata la Giornata della Memoria in Santa Apollonia e presso lo Spazio Ribush Art.Tre: con parole e canti la Salerno non violenta proverà a riaccendere il motore dell’anima. S’inizierà alle ore 20 del sabato tra le antiche pietre di Sant’ Apollonia, con una lunga serata composta di tre frammenti: Oltre il Silenzio, un contenitore di parole, musica e visioni, al quale apporteranno il proprio contributo Martino Brucale, Alfonso Conte, Pasquale De Cristofaro, Alessandro Ferrentino, Antonio Giordano, Costabile Guariglia, Andrea Manzi, Eduardo Scotti, Michela Pecoraro, Erminia Pellecchia, Beatrice Rago, Mariella Rocco ed Ernesto Scelza. Cuore della serata sarà la presentazione del volume di Grazia Di Veroli “La scala della Morte – Mario Limetani da Venezia a Roma , Via Mauthausen” pubblicato proprio in occasione del 70° anniversario della deportazione romana del 4 gennaio dalla Marlin Editore. Andrea Manzi e l’autrice, intavoleranno un dialogo con la partecipazione del pubblico intorno alla  storia, quella di Mario Limentani deportato a Mauthausen. Rastrellato nelle vie di Roma nella seconda metà del dicembre 1943, mentre la resistenza romana è attiva contro l’occupante tedesco, Limentani viene portato in questura ed è riconosciuto come ebreo. Inizia da lì il suo calvario. A differenza degli altri ebrei catturati dopo la razzia del 16 ottobre 1943, avrà come prima e unica destinazione il Lager di Mauthausen e i suoi sottocampi, dove rimane prigioniero per circa un anno e mezzo. Il primo impatto di Limentani con Mauthausen sono le percosse, perché ebreo; subito dopo, la babele delle lingue parlate nel campo, la fame e, soprattutto, il ricordo indelebile della “scala della morte”: 186 gradini da salire giorno dopo giorno, ora dopo ora, con un masso di granito sulle spalle. “Così a sé e noi buona ramogna/quell’ombre orando, andavan sotto il pondo,/simile a quel che tal volta si sogna,/disparmente angosciate tutte a tondo/e lasse su per la prima cornice,/purgando la caligine del mondo”. Le terzine dell’ XI canto del Purgatorio rimbombano in mente guardando le immagini e leggendo le pagine della Di Veroli. Una pena questa che Dante nella sua Commedia assegna ai superbi nella prima cornice del Purgatorio e che i deportati in questo campo madre, messo un po’ da parte nell’immaginario comune della Shoah, che va subito ad Auschwitz, hanno dovuto scontare pregando il loro Dio, sacrificandosi per l’idea di “percorrere una strada comune: quella della libertà indispensabile di tutti i popoli, del rispetto reciproco, della collaborazione nella grande opera di costruzione di un mondo nuovo, libero, giusto per tutti”( dal giuramento di Mauthausen). I deportati che entravano in Mauthausen impattavano per prima cosa il “Muro del pianto”, sarcastico richiamo a quello sacro di Gerusalemme, dove i prigionieri subivano le prime violenze dalle SS. Era situato immediatamente a destra di chi entrava, oggi ricoperto di lapidi commemorative. Qui i deportati appena arrivati subivano le prime bastonature se si opponevano all’espropriazione di tutti i loro beni. Orologi, anelli, valute e preziosi di ogni tipo dovevano essere gettati in una buca indicata loro dalle SS. La serata, organizzata dal neo-nato Studio Apollonia, in collaborazione con Aned IT, Ass.Daltrocanto, Bottega San Lazzaro, Museo dello Sbarco e Salerno Capitale, Fornace Falcone, Senza Periferie e Arcigay Salerno, si concluderà con un’azione performativa durante la quale verrà innalzato un Muro d’amore, contro quel Muro, contro ogni differenza, contro ogni indifferenza , contro la guerra in cui è l’Uomo, la sua storia, il suo essere ad essere negato. Il 26 gennaio ci ritroveremo, sempre alle ore 20 in Vicolo San Bonosio ,7 presso lo Spazio Ribush dell’Associazione Art.Tre, dove Dario Riccardi e Marilina De Caro daranno vita ad una lettura scenica di “Se questo è un Uomo”, un testo, tratto dal libro-testimonianza di Primo Levi, rielaborato ed integrato da Corradino Pellecchia, che dà voce ad una miriade di personaggi, simili a dannati danteschi che si aggirano nel lager, privi di ogni parvenza umana, ridotti a pura entità numerica, messi alla prova da una metodica ed efficace volontà di annientamento e vuole offrire una riflessione generale, senza ipocrisia e senza nessuna edulcorazione, una riflessione generale sul problema capitale. “Noi giacevamo in un mondo di morti e di larve. L’ultima traccia di civiltà era sparita intorno a noi e dentro di noi. L’opera di bestializzazione, intrapresa dai tedeschi trionfanti, era stata portata a compimento dai tedeschi disfatti. Parte del nostro esistere ha sede nelle anime di chi ci accosta: ecco perché è non-umana l’esperienza di chi è stato una cosa agli occhi dell’uomo”. (Primo Levi).

Olga Chieffi

 

 

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