Il fascino del virtuosismo romantico

Scritto da , 6 luglio 2015
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Successo per l’orchestra della banca Monte Pruno nella Chiesa della SS. Pietà in Teggiano che ha presentato i suoi solisti Ylenia Cimino al flauto e Angelo Zupi Castagno al violoncello

 

Di OLGA CHIEFFI

“Belcantismo” strumentale italiano prima di un salto in Giappone, questi i capisaldi della scaletta del concerto che ha chiuso la minirassegna offerta dalla banca Monte Pruno, che da circa un anno sostiene due orchestre da camera una senior e l’altra junior, affidate alle sapienti mani del violinista Mauro Tortorelli e della pianista Angela Meluso, duo che fa coppia sul palcoscenico e nella vita. Chiesa della SS.Pietà di Teggiano affollata, nonostante i diversi eventi che hanno punteggiato la giornata, un chiaro segno che qualifica il pubblico di questa gemma del Vallo di Diano guidata dal primo cittadino Rocco Cimino. Palcoscenico interamente per l’orchestra che ha già un suo suono, un segno distintivo donatole per intero dal suo primo violino e direttore mauro Tortorelli, un suono elegante e ricco di umori, bello e agile. La serata è stata aperta dalla padrona di casa la diciassettenne Ylenia Cimino, figlia d’arte di papà Antonio, la quale ha attaccato con sicurezza il concerto in Mi minore di Saverio Mercadante. Suono morbido e cantabile tecnica brillante, il massimo controllo sul suo strumento, la corretta respirazione impartitale dal suo severo e amato maestro Davide Formisano, le ha permesso di creare fantastiche colorature, con suoni elegiaci e canto espressivo, forse con qualche tensione di troppo in particolare nel tempo lento, ma inconfutabilmente sopra le righe nel celebrato Rondò alla russa che ha strappato l’applauso del pubblico. Angelo Zupi Castagno ha scatenato lo splendido suono del suo violoncello unicamente sulla quarta corda per evocare gli sbuffi sulfurei di Niccolò Paganini e delle sue variazioni di bravura sul tema del Mosè di Gioacchino Rossini. Generosità e varietà per questo affresco impetuoso e denso di situazioni espressive, che obbliga il solista e con esso il pubblico all’ estro e al senso della sorpresa alla ricerca dello scintillio virtuosistico. Il rapporto con la natura è alla base della tradizione culturale e artistica del Giappone, che ha permesso nel tempo di rielaborare culture e fedi religiose diverse con profonda originalità. Questo legame è talmente connaturato nell’uomo giapponese che per indicare la natura si usa soltanto il termine cinese shizen, come se prima del contatto con la cultura cinese il Giapponese non considerasse la natura un’entità indipendente. Forse il segreto di questo legame è celato nel paesaggio che lo circonda: montagne, mare, nebbia e verde. Ogni manifestazione naturale, dalla roccia alla pianta all’evento atmosferico, è animata da un Kami. Lo sviluppo dell’introspezione e la scoperta delle leggi che regolano e sublimano le passioni umane finisce per riversarsi anche nel rapporto con la natura, ma non in senso romantico: l’uomo non attribuisce alla natura i propri sentimenti, ma capta qualcosa che avviene e lo coinvolge come parte del tutto. La vita cosmica si esprime nell’avvicendarsi di luci, colori, fremiti che noi chiamiamo ritmo delle stagioni. In ogni manifestazione della natura si avvertono i bagliori della divinità immanente diffusa nel cosmo, di cui l’uomo è una piccola parte. La seconda sessione della performance ha vissuto di una prima esecuzione delle Quattro stagioni giapponesi, musica popolare della nazione del Sol levante, che ha schizzato lo srotolarsi delle stagioni nella danza cosmica accentuando l’aspetto transeunte della realtà e lo struggente fascino della bellezza. Finale con la Rhapsody di Nobuya Monta, musica tonale e di grande comunicativa, in cui la parte del leone l’ha fatta il violino di Mauro Tortorelli. Applausi scroscianti e standing ovation per l’orchestra, i solisti e in primo luogo per Michele Albanese direttore generale della Banca Monte Pruno, che sulle tracce di San Bernardino da Siena, in tempi di crisi e tagli ha investito nei giovani e nella cultura.

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