Il Duomo di Amalfi e San Pietro a Corte: uniti da un disperato destino

Scritto da , 12 ottobre 2016
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di Brigida Vicinanza

“Non ci sono risorse sufficienti”. E’ questa l’angosciante risposta che con sempre maggiore frequenza giunge dalla Soprintendenza di Salerno e Avellino allorquando cittadini ed operatori culturali segnalano urgenti problematiche attinenti alla fruibilità o alla conservazione dei tanti e importanti siti di interesse storico artistico che punteggiano il nostro territorio. Ed è questa la denuncia che i Giovani democratici urlano a gran voce, dopo la notizia pubblicata su queste colonne, della grave situazioni in cui versa il duomo di Amalfi. “E’ questa la risposta giunta, sia in relazione alla denuncia dello stato di conservazione degli affreschi dell’ipogeo del complesso di San Pietro a Corte a Salerno, che in riferimento all’appello per la messa in sicurezza ed il restauro della facciata del Duomo di Amalfi”. A sottolinearlo è il responsabile Beni culturali della segreteria dei Giovani democratici Pierluigi Canoro. “La causa di questo disarmante stato delle cose, in un settore che subisce scellerati tagli da decenni, è ravvisabile in primis nella recente riforma che, a partire dal mese di marzo ha visto una rivoluzione nell’organizzazione del Mibact (sia a livello interno che di articolazioni territoriali), auspicata nel recente passato anche dalle organizzazioni sindacali, e motivata con pur condivisibili ragioni di ottimizzazione e sburocratizzazione della macchina amministrativa. La riforma ha portato all’accorpamento delle soprintendenze archeologiche alle soprintendenze “Belle Arti e Paesaggio”, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. A nostro avviso, invece – continua Canoro – “maggiori oneri” verso un settore così importante non solo per lo sviluppo ed il rilancio del nostro Paese ma soprattutto per la crescita sociale e culturale dei cittadini, sono più che auspicabili ed è necessario un adeguamento dei trasferimenti alle nuove funzioni. Si tratta, ovviamente, di programmare una spesa intelligente, investimenti produttivi e ricerca e certamente non uno sperpero di denaro. In questo senso, come detto, non solo sono condivisibili le premesse della riforma citata ma va segnalata una importante, per quanto ancora insufficiente, inversione di tendenza da parte del Governo Renzi: dalle previsioni in materia nella nuova legge di stabilità, al Cipe straordinario della scorsa primavera su cultura e ricerca, con uno stanziamento di 3,5 miliardi”. Infine il responsabile ha concluso: “Accanto a ciò, però, è necessario anche implementare gli stanziamenti ordinari per mettere in condizione le Soprintendenze di operare al meglio sul territorio e di ottemperare al proprio compito di tutela e valorizzazione dei beni culturali, senza sprechi e farraginosità ma anche senza rischi per il patrimonio di tutti”.

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