Il duo Ausonia strega il pubblico di Palazzo Avenia

Scritto da , 11 Marzo 2015
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Francesco Galano ha aperto la sua storica abitazione rinnovando la tradizione romantica e inaugurando una familiare rassegna musicale in collaborazione con il Centro Studi Internazionale Sigismund Thalberg

 

Di OLGA CHIEFFI

Platea prestigiosa quella che ha inaugurato gli incontri musicali di Palazzo Avenia con il giovanissimo e talentuoso duo Ausonia, composto dal violinista Gennaro Cardaropoli e dal pianista Pier Carmine Garzillo, due strumentisti che condividono i natali nella musicale e vicina Bracigliano. La serata è stata introdotta dal pianista Francesco Nicolosi, al suo debutto salernitano anche nella nuova carica di direttore artistico del teatro “Vincenzo Bellini” di Catania. “Estendo qui a Salerno una tradizione, quella di far musica nei salotti storici napoletani, mai sopita, ma rinnovata e con gran slancio da qualche anno. Nel salotto di palazzo Avenia, avremo un concerto a scadenza bimestrale e invito chi possegga uno spazio fruibile per una quarantina di persone e lo spirito dell’accoglienza ad aprire la propria magione, anche se non si possiede un pianoforte, per godere della musica dal vivo, del dialogo, dello scambio inter generazionale con i musicisti”. I due giovanissimi concertisti hanno inaugurato la serata con i primi due tempi di della Sonata in Mi KV 304 di Wolfgang Amadeus Mozart comunicando per intero la prosciugata melanconia dell’Allegro e quel disorientamento struggente del minuetto dovuto alla disperazione per la malattia e la morte della madre del genio salisburghese. Pier Carmine Garzillo, allievo dello stesso Francesco Nicolosi, del quale ha preso anche l’abitudine di discorrere con l’uditorio, ha inteso omaggiare le donne e, in particolare la sua Giulia, con l’esecuzione della trascrizione di Sigismund Thalberg del Quatuor de l’opéra “I Puritani” di Vincenzo  Bellini, chiaro esempio delle basi su cui è stata fondata la scuola pianistica napoletana ovvero “L’arte del canto applicata al pianoforte” attraverso “Il sentimento che ci rende ingegnosi e il bisogno di esprimere ciò che proviamo sa creare dei mezzi che sfuggono al meccanico”. Un attacco perfetto, il suo, di “scuola”, ove si è sentita l’aurea di quel pensoso e sognante abbandono che da Thalberg è giunto fino a noi attraverso i depositari del suo magistero e non ultimo del tocco del M° Nicolosi, fino a noi. Tenerezza e demone catturano le dita di Gennaro Cardaropoli, quando si supera la data di metà Ottocento. Per il salotto di casa Galano il duo, atttenzionato anche dal re della critica musicale, Paolo Isotta, ha scelto la Sonata in do minore per violino e pianoforte che non si discosta dal sentimentalismo melodico, terso e fragrante, tipico della personalità di Edvard Grieg. Una pagina, questa, che più di altre necessita, al di là del generico riconoscimento della qualità della musica, di un’adesione profonda alle più intime ragioni della scrittura, delle particolarità di uno svolgimento, di non semplice prevedibilità, di un equilibrio sottile tra i due esecutori. Gennaro Cardaropoli ha quindi, proposto la Sarabanda della seconda Partita per violino solo di Johann Sebastian Bach, un momento di distensione mentale e fisica, per l’esecutore e per lo stesso pubblico che ha permesso di accumulare intensità ed espressione, per l’esecuzione della Sonata in Sol maggiore op. 22 composta da Giuseppe Martucci nel1874. Un’opera giovanile, questa, che  mostra un Martucci già pienamente padrone di competenze tecniche e di grande estro melodico, in cui i due strumentisti, dotati certamente di buona duttilità interpretativa, hanno esibito scintillante agilità e levigatezza di suono, andando a sottolineare con nitore sempre attento, i connotati del segno musicale del nostro autore.

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