Il dramma dei licenziamenti sconvolge e sorprende. «Curatela e tribunale, decisione inspiegabile»

Scritto da , 22 maggio 2013

E’ la fine di un’era. La fine di un pezzo di storia che nemmeno il fallimento era riuscito a fermare. E’ la distruzione delle speranze di oltre 100 famiglie che per 18 mesi ci avevano creduto. Mentre oggi, il giorno dopo la “condanna” al licenziamento, ancora non riescono a capacitarsi di essere senza lavoro, apparentemente senza alcun motivo. Ci hanno pensato la curatela ed il tribunale fallimentare a mandare gli ex operai del pastificio Antonio Amato definitivamente a casa non accettando le istanze con cui gli stessi lavoratori acconsentivano a “rinunciare” alla parte già maturata del proprio tfr pur di accedere alla cassa integrazione in deroga ed alla mobilità volontaria. Il giorno dopo la bocciatura tra gli ex dipendenti dell’opificio e i sindacalisti che in questa lunga battaglia li hanno accompagnati ci sono solo rabbia, indignazione e senso di impotenza. Ma, soprattutto, non riescono a spiegarsi il perché di questo rifiuto alla soluzione trovata per superare l’ultimo ostacolo che li separava dalla concessione dell’ammortizzatore sociale che avrebbe evitato la messa in mobilità dell’intero personale. 
«Non sappiamo darci una spiegazione – affermano Mimmo Oliva della Flai Cgil e Ciro Marino della Uila Uil – Era tutto a norma di legge e avevamo ovviato all’ostacolo di carattere economico posto dalla curatela». I sindacati, dunque, tutto questo non se lo aspettavano: la strada imboccata era quella giusta, con la soluzione trovata si permetteva alla curatela di non farsi carico del trattamento di fine rapporto che i lavoratori avrebbero maturato da maggio alla fine dell’anno, andando a compensarlo con quello già ottenuto in precedenza. In tal modo, gli operai non avrebbero rinunciato ad un bene indisponibile (cosa che la legge non consente) e avrebbero sgravato la curatela dal sostenere ulteriori costi. In fin dei conti si trattava di attendere solo fino all’acquisto del pastificio, previsto dal bando del prossimo 3 giugno, ma probabilmente il problema è proprio questo.
«Non si spiega questa decisione – commenta Marino della Uila – I lavoratori avevano fatto una scelta andando incontro alle esigenze di curatela e tribunale, ma sono stati snobbati.Non volevano niente. Volevano solo non essere licenziati quando c’erano tutti i presupposti per non farlo». 
Amaro anche il commento di Oliva della Flai che sostiene che la vicenda del pastificio Amato sia «l’emblema della attuale società italiana, dove al centro non ci sono più i lavoratori e le loro famiglie ma ben altri interessi.Quella di curatela e tribunale – prosegue – è una presa di posizione inspiegabile che provoca in noi e in tutti i lavoratori del pastificio Antonio Amato una delusione assoluta».
Insomma, di fatto, coloro che la storia del pastificio Amato l’hanno fatta con il loro sudore ed il loro lavoro, sono stati brutalmente tagliati fuori, per logiche che, ai più, probabilmente restano oscure. Le difficoltà sembravano essere superate, i nodi sciolti, le soluzioni trovate. Tutto questo non è bastato per impedire che qualcuno, a giugno, possa brindare sulle macerie dell’ultimo baluardo del vero orgoglio di Salerno.

 

22 maggio 2013

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