Il dossier di Michelangelo Russo fa tremare la Procura di Salerno

Scritto da , 11 marzo 2016

Il dossier finito sul tavolo del Presidente della Corte d’Appello, Iside Russo, è devastante. Porta la firma di uno dei magistrati più prestigiosi, non più inquirente , oggi Consigliere presso il 2° collegio della sezione penale.

La vicenda è carica di significati importanti per il prestigio dei magistrati e della stessa istituzione. Parte lo scorso 19 febbraio quando presso il collegio presieduto da Russo,  viene fissato un processo ai danni di un colonnello dei carabinieri Claudio C., su appello della parte civile dopo l’assoluzione in primo grado. Il militare era accusato di violenza sessuale ai danni del proprio figlioletto di 3 anni. L’imputato, qui è l’anomalia, chiede lo spostamento del processo ad altra Corte territoriale, “per asserita incompatibilità di tutta la Corte distrettuale di Salerno per possibili contaminazioni” In pratica tutti i tredici giudici in Appello sarebbero potenzialmente “contaminati” da condizionamenti. Uno sfregio alla correttezza dei giudici che chiama in causa il dovere di risposta da parte della Presidenza. Anche perché, con molta correttezza, immediatamente lo stesso Michelangelo Russo chiese il rinvio dell’udienza per incompatibilità personale, avendo lo stesso querelato per diffamazione il difensore dell’imputato nel luglio dello scorso anno. E così il processo venne spostato dalla seconda al terzo collegio. Negli ambienti giudiziari  si dà per certo Russo, nel dossier presentato alla Presidente omonima, non si limita a spiegare i motivi della sua incompatibilità. Nel dossier si denunzia come  già nel primo grado l’avvocato Intrieri aveva avanzato forti allusioni verso il Pm Giusti (Pm inquirente nell’inchiesta contro il colonnello), avanzando forti dubbi sulle sue capacità professionali e in ipotesi anche sulla trasparenza degli intenti investigativi. Dopo queste accuse, il Pm Giusti, risentita chiese la sostituzione nell’inchiesta. La cosa che più colpisce, come avrebbe anche fatto presente il dottor Russo nel suo dossier, è che l’avvocato Intrieri  avrebbe accusato il Tribunale dei minori  di essere in combutta con la madre del bambini ai danni del colonnello, affidando alla prima il piccolo e negando gli incontri col padre.

La stessa accusa è stata praticamente fatta trapelare anche nell’atto di ricusazione nell’atto della Corte di Appello avanzata dal colonnello il 19 febbraio. A questo punto è scattata l’ira di Russo che ha investito il presidente della Corte di Appello nella tutela del buon nome di tutti gli uffici giudiziari salernitani, chiedendo di appurare per quali motivi in oltre un anno e mezzo in cui dei sostituti hanno avuto in mano l’inchiesta in cui l’avvocato Intrieri era parte civile, non fosse stata operata nessun iniziativa nei confronti del legale, inviando gli atti alla Procura di Napoli, per la competenza territoriale stabilita dalla legge.

Una tempestiva iniziativa doverosa, secondo quello che trapela, avrebbe chiarito quello che doveva essere chiarito, impedendo che la Corte di Appello fosse offesa da una immotivata ricusazione di tutti i magistrati, evidentemente giudicati dal colonnello incapaci di essere indipendenti.

Sarà interessante vedere quali iniziative prenderà il procuratore generale anche sotto l’aspetto dei suoi doveri di attivazione delle necessarie segnalazioni nelle sedi competenti.

 

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