Il decreto fantasma che condanna i disabili Il provvedimento regionale 49 non è sul Burc: manca delle firme di Avvocatura e Ministero

Scritto da , 12 giugno 2015

di Marta Naddei

Una sentenza mai ottemperata. Un “malaccordo” sottoscritto. Un decreto fantasma – il 49/2015 – che sul Burc non è mai stato pubblicato e che non godrebbe né del parere dell’Avvocatura dello Stato, né dell’avallo del Ministero. Un mix letale che avrà come conseguenza il crollo vertiginoso, se non addirittura lo stop, delle prestazioni delle strutture riabilitative e sociosanitarie.
In ballo ci sono sempre tariffe sottostimate, incertezze in merito al volume di prestazioni e budget ridotti all’osso: elementi che, con il passare del tempo, stanno ulteriormente complicando una situazione già incancrenita.
«Quel decreto non assicura i livelli minimi di assistenza alle persone con disabilità. Va bloccato quanto prima per evitare una sciagura che investirà non soltanto la qualità e la quantità delle prestazioni ma anche i livelli occupazionali, con migliaia di posti di lavoro in bilico». E’ decisa e netta la posizione di Salvatore Parisi, presidente regionale dell’Anffas onlus e referente del coordinamento regionale di associazioni con cui la Regione Campania avrebbe dovuto interloquire nel merito della vicenda.
«Siamo pronti ad una guerra senza fronte – annuncia Parisi – perché siamo dinanzi ad un decreto illegittimo e ad un accordo che il precedente governo regionale ha sottoscritto con alcune associazioni ad esso vicine».
Un decreto del quale, a quanto pare, non vi è alcuna traccia sul bollettino ufficiale dell’ente di palazzo Santa Lucia, per due ordini di motivi: il primo è che è risale a pochissimi giorni prima delle elezioni regionali dello scorso 31 maggio; il secondo è che mancherebbe di due fondamentali presupposti, ovvero il parere dell’Avvocatura dello Stato ed il nulla osta da parte del Ministero.
Tanto che Parisi parla di «decreto elettorale»: «Avevamo chiesto anche agli amministratori uscenti – spiega – di fare con calma, perché ormai sono tanti anni che combattiamo questa battaglia e quindi avremmo potuto anche sedere tutti intorno ad un tavolo e discutere seriamente sul da farsi. Ma così non è stato. Per questo chiediamo che venga immediatamente bloccato, anche alla luce del fatto che alcune Asl, quale ad esempio la Napoli 1, stanno già dando seguito alle disposizioni di questo sciagurato ed illegittimo decreto».
Sullo sfondo di questo ennesimo braccio di ferro tra il comparto sociosanitario e la Regione Campania, infatti, c’è l’annale querelle relativa alle tariffe pregresse – in merito a cui ci sono due sentenze del Consiglio di Stato favorevoli alle istanze delle associazioni – relative agli anni 2003-2008 (per la riabilitazione) e 2009 (per il socio sanitario), ritenute troppo basse. «Sentenze disattese – sottolinea Parisi – La Regione avrebbe dovuto appostare, a tal proposito, 100 milioni di euro; avevamo trovato un punto di incontro fissando la quota a 75 milioni di euro ma da palazzo Santa Lucia ci hanno poi ripensato proponendo la somma di 60 milioni, la quale non avrebbe coperto assolutamente nulla».
Tante sono state le manifestazioni da parte delle associazioni di categoria, tra cui quella a Città dell scienza, per far sentire la propria voce ed evitare il tracollo.
La speranza, ora, è riposta nel nuovo esecutivo regionale – con tutte le complicazioni e i ritardi dovuti all’ingarbugliato caso De Luca: «De Luca – ha detto Salvatore Parisi – ha sempre dimostrato grande sensibilità per questo settore, ben prima della campagna elettorale. Per questo confidiamo che tra i primi atti ci sia quello di fermare quresto scempio».

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