Il Cristo combusto di Tonino Mattu

Scritto da , 23 aprile 2015
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Questa sera, alle ore 19,30 verrà inaugurata in Santa Apollonia la mostra Fragmenta, Il fuoco della passione

 

Di OLGA CHIEFFI

 «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!» Lc 12,49. Nella variegata e ricca semantica di cui il fuoco è portatore, non manca una molteplicità di significati dal carattere squisitamente religioso. Così, ad esempio, nel cristianesimo, la presenza del fuoco è prevista in particolari momenti rituali e celebrativi allo scopo di dare simbolicamente visibilità al messaggio teologico che si vuol trasmettere. Nonostante che non sia materia sacramentale  il fuoco ha infatti valore di segno che richiama sia la trascendenza e santità di Dio – come già illustravano le teofanie dell’Antico Testamento – sia la presenza e l’azione salvifica di Dio nel mondo. Fragmenta – Il fuoco della passione- è l’evento espositivo principe della tre giorni promossa da Peppe Natella, Il crocifisso ritrovato, un polittico composto da cinque tavole firmato dall’artista sardo Tonino Mattu, il quale ha composto una crocifissione che prima ha dipinto e poi bruciato e sezionato. Una mostra curata da Erminia Pellecchia in sinergia con il commissario Ept e Aast di Salerno Angela Pace che ha sostenuto questo intenso evento che vivrà il suo vernissage questa sera, alle ore 19,30, nella Chiesa di Santa Apollonia. La rilevanza del fuoco all’interno della liturgia cristiana è data innanzitutto dalla sua proprietà “immateriale” e “spirituale”. Ciò, infatti, assieme alla luce – di cui il fuoco è un prolungamento – lo rende più vicino alla realtà divina che, in se stessa, è appunto immateriale e spirituale. La luce tende moralmente alla verità, la libera dal dato reale in cui è condannata, squarciandolo, mettendone a nudo lo spessore terreno, l’asprezza fisica. La verità è dramma, è il dramma cui l’uomo va restituito. L’uomo è vero solo nella luce, che lo cerca per le immense ombre e lo trova, lo sorprende nell’evento, lo sbalza, lo brucia nel momento della caduta nella morte o nella grazia. È la luce, la luce abbagliante dell’ombra, evento essa stessa, che decide e recide, logos e thanatos. Bruciature e combustioni quasi a mettere alla prova la resistenza della materia che cambia e si trasforma in rapporto allo spazio e alla luce circostante. Lacerazioni, increspature che fanno intravedere un senso di vuoto e sospensione drammatica. Dalla materia egli tira fuori ogni aspetto logico e illogico, possibile e impossibile fino a carpirne i lati più insoliti e affascinanti. l’evoluzione materica che tende verso l’indagine spaziale bruciando e svelando quell’altrove, non certo verso l’infinito ma verso una nuova materia possibile. L’ opera è composita, per cui non tutto può essere svelato. Nell’opera di Mattu l’arte interviene sempre «dopo». Dopo che i materiali dell’arte sono già stati «usati» e consumati. Essi ci parlano di un ricordo e ci sollecitano a pensare a tutto ciò che è avvenuto nella vita precedente di quei materiali prima che essi fossero definitivamente fissati nell’immobilità dell’opera d’arte. La sua poetica guarda ad un’arte che illustra la vita con la sincerità della vita stessa.

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