Il coro del teatro Verdi protagonista sotto le stelle

Scritto da , 21 Agosto 2020
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Domani sera alle ore 21, le masse corali del massimo cittadino si esibirà nel quadriportico del duomo di Salerno, diretto da Tiziana Carlini

Di OLGA CHIEFFI

Dopo il successo del concerto all’Arena del Mare le masse orchestrali e corali si sposteranno nel quadriportico del duomo per quattro prestigiosi concerti. Si inizia domani, alle ore 21, con le masse corali assolute, guidate da Tiziana Carlini, protagoniste di un programma che spazierà dai grandi cori lirici con solisti alle canzoni napoletane. Il programma, che vedrà tra i solisti Achille Del Giudice, Antonio Palumbo, Tommaso Castello, Salvatore De Crescenzo, Nazareno D’Arzillo Margherita Rispoli, Genoveffa Volpicelli, Rossella Vingiani, Francesca Siani e Francesa Napoletano, con al pianoforte Lucrezia Benevento, verrà inaugurato dal Nabucco: appena finita la Sinfonia ecco gli Ebrei che scappano terrorizzati nel Tempio di Salomone a Gerusalemme: il re assiro, Nabucco, sta arrivando! “Gli arredi festivi già cadono infranti” cantano spaventati, da un lato il terrore, dall’altro la preghiera rivolta a Dio perche? “l’assiro stranier” non regni sul trono di David. L’attacco del coro è robusto ed estremamente incisivo, così da farci entrare immediatamente nel dramma. Il lamento che si leva alto e sonoro viene contrastato da una triste e dolce pagina delle Vergini “Gran Nume che voli”, con ripresa del coro e interessanti chiaroscuri. Ancora Verdi con il coro della sete dall’Atto IV, quel “O Signore dal tetto natìo” celeberrima pagina da “I Lombardi alla prima Crociata”, con l’inizio all’unisono che ha una sua dignità, per poi disperdere la sua forza in trilli e acciaccature. A seguire la grande invocazione alla Vergine di Leonora da’ “La Forza del Destino”, per poi passare a Traviata, al Verdi mondano del II atto: è in corso una gran festa in maschera nel palazzo di Flora Bervoix, percorso da sciami d’ospiti e d’intrattenitori, il coro ha eseguito “Noi siam le zingarelle” “E’ Piquillo un bel gagliardo”. Si continuerà con la Musica Proibita di Stanislao Gastaldon, cavallo di battaglia dei più grandi tenori. E ritorna Nabucco col “Va’, pensiero, sull’ ali dorate; va’, ti posa sui clivi, sui colli, ove olezzano tepide e molli l’aure dolci del suolo natal!”, il più famoso coro del melodramma italiano, col suo salto musicale di ottava su “ali”, come a spiccare idealmente il volo verso una libertà agognata, un diritto umano. Preludio settembrino con “La Vedova allegra” in preparazione che sarà in scena il 9 settembre e la Hanna Glawari d’occasione con il coro dedicherà al pubblico la leggenda della Vilia, prima di evocare il più famoso dei valzer della Vedova, “Tace il labbro”. Passaggio al secondo quadro de’ Il Trovatore, opera di fiamme, di duelli, di scambi di persona. Verdi regala ai gitani una pagina corale di immediato effetto in apertura della seconda parte, intitolata proprio “la Gitana”: gli zingari battono sulle loro incudini per forgiare i ferri per i cavalli, per costruire pentole e oggetti, così da farlo diventare un vero e proprio strumento “musicale” che accompagna il loro canto. Ed ecco il coro d’introduzione al III atto del Macbeth, “Tre volte miagola”. Tali sinistri materiali contrappuntano  il Coro delle streghe, che Verdi prescriveva “urlato” tanto da preferirlo appunto cantato da un intero coro femminile piuttosto che dalle sole tre streghe della Tragedia di Shakespeare. Entra in scena Scarpia in quel suo coacervo, così accuratamente pensato da Puccini, di sicura virilità, attitudine e pratica del comando, ipocrisia burocratica e religiosità formalistica, il più illuminista dei personaggi della Tosca pucciniana, col suo ambiguo orgasmo che prova durante il Te Deum, simbolo della commistione tra lo sfarzo e la restaurazione dell’ arretratezza, di un potere barocco e la libertà dell’ era napoleonica, in cui si mescola alle Des Esseintes l’eros, la religione e la volontà di potenza, in una sorta di malata sinestesia, nell’aria “Tre birri e una carrozza”. Il prodigio “Carmen” inizierà, poi, con il coro delle sigaraie, quella sinuosa habanera con cui Bizet e la sua musica vertiginosa riesce a portarsi nel cuore delle cose, delle persone, delle situazioni, scrutandole fin nel profondo. Una gemma sarà la pagina più nota del Mosè di Gioacchino Rossini “Dal tuo stellato soglio”, una soave preghiera, che il popolo italiano fece subito suo nel sollecito germoglio della buona semente, irrorata di sangue generoso, uno degli inni dei moti carbonari del 1821. Finale del programma “serio” con Il brindisi della Traviata, prima di dare il via ad un florilegio di canzoni napoletane, da Reginella a Luna Rossa, sino a Mamma e l’entusiasmo di Funiculì, Funiculà.

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