Il coro Casella illumina le festività natalizie

Scritto da , 10 dicembre 2015

 

Sabato alle ore 20 la formazione diretta da Caterina Squillace si esibirà nella Chiesa della Madonna del Carmine proponendo un programma di alta levatura

 

Di ARISTIDE FIORE

Dopo la partecipazione al Concorso corale internazionale Città di Rimini, in occasione del quale si è classificato al terzo posto nella categoria “Cori misti”, il Coro Polifonico Casella di Salerno torna a esibirsi sabato alle 20.00 nella propria città, presso la chiesa della Madonna del Carmine. L’organico diretto dal M. Caterina Squillace annovera, tra i soprani, Giovanna Annunziato, Concetta Blandino, Maria Brucale, Patrizia De Mascellis, Mena Iacobelli, Daniela Natella, e tra i contralti Luisa De Ferrante, Daniela Delvecchio, Anna Maria Gammaldi, Rossana Graziano, Anna Maria Muzzillo, Anna Pellegrino. Tra le voci maschili i tenori Michele Buonocore, Vincenzo Caroniti, Vincenzo Nicastro e i bassi Antonello Amato, Damiano Durante, Aristide Fiore, Riccardo Gammaldi, Piero Sacco, Eugenio Vicinanza. La parte iniziale del concerto è dedicata alla musica sacra. Si comincia con due composizioni contemporanee. All’Ave Maria di Giancarlo Aquilanti (2000), un canto a cappella dalla tessitura armonica vivida e ricca apre la strada alla suggestiva atmosfera dell’Ave Maria, in latino, di Roberto Padoin. Segue il Salve Regina di Antonio Lotti, un autore del XVII secolo, la cui opera è considerata come parte della transizione fra la musica barocca e quella classica. Con Le chant des oyseaux Clément Janequin (ca 1485-1558), in cui le voci riproducono i versi degli uccelli in un bosco mediante un complesso intreccio di suoni onomatopeici, si passa alla polifonia rinascimentale, dopodiché si ritorna al repertorio contemporaneo, ma gradualmente, attraverso l’incontro delle sonorità di Claude Debussy (1862-1918) con la poesia tardo medievale in Dieu! Qu’il la fait bon regarder, adattamento corale di una delle Tre canzoni di Carlo di Valois, duca d’Orleans (1394-1465), nella quale si loda la bellezza di una donna. Il rovescio della medaglia, ovvero la vanità delle seduzioni del mondo, è invece il tema di Daemon irrepit callidus (1997) del rumeno Giyorgy Orban, un canto goliardico a cappella dal ritmo incalzante. La contemplazione della natura e il sollievo che ne deriva è il tema de L’Ora di Barga (1999) di Lorenzo Donati, che ha musicato l’omonima poesia compresa nei Canti di Castelvecchio di Giovanni Pascoli. La seconda parte del programma prevede un’immersione nel clima natalizio, introdotta da Regina coelorum di Marco Ferretti, un’eterea composizione contemporanea che privilegia i timbri più chiari. Seguono due canti che celebrano il mistero dell’incarnazione del Verbo e rievocano la nascita di Gesù: Pastores dicite, un mottetto natalizio dello spagnolo Cristóbal de Morales (ca 1500-1553), rappresentativo della polifonia sacra spagnola del Cinquecento, strettamente legata a quella romana della stessa epoca, e O magnum mysterium (2000) di César Alejandro Carrillo. Il messaggio evangelico è rappresentato dal mottetto If Ye love me di Thomas Tallis (ca 1505-1585), basato sul testo di Giovanni, capitolo 14, versetti 15-17: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. E io pregherò il Padre, e Lui vi darà un altro Consolatore, perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità…”.  Infine, tre canti tradizionali del mondo anglosassone: God rest You merry, Gentlmen, nella versione corale di David Willcocks, Ding Dong! Merrily on high – testo di George Ratcliffe Woodward (1848-1934) e musica di Charles Wood (1866-1926) -, e Ring Christmas bells di Mykola Leontovich (1877-1921).


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