Il Concerto nell’uovo

Scritto da , 14 Aprile 2020
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Esoterismo ed elementi demoniaci nell’immaginario di  Hieronymus Bosch. Grande modernità dei suoi soggetti, simili per certi versi alle creature fantastiche figlie dei giochi grafici del Surrealismo, tanto da poter, a gran ragione, considerare l’artista una sorta di surrealista ante litteram.

Di OLGA CHIEFFI

L’universo artistico di Bosch è di certo oscuro e multiforme e tra le innumerevoli, possibili chiavi di lettura, quella più affascinante appartiene al vocabolario simbolico. Affermare però che il linguaggio allegorico di Bosch sia di carattere prettamente esoterico, sarebbe assai limitativo. É invece più plausibile che l’origine dei simboli e delle figure ricorrenti nei suoi dipinti non sia univoca, ma molteplice, riconducibile oltre che a conoscenze alchemiche, anche alla tradizione popolare, alla mitologia cosmogonica antica, ai tarocchi – la cui produzione in Europa risulta, all’epoca di Bosch, relativamente recente – e, perché no, alla sua stessa immaginazione.L’uovo è un altro soggetto più volte presente nelle opere di Bosch, tuttavia il suo simbolismo non appare del tutto chiaro. Nel “Concerto nell’uovo” la bizzarra ironia del pittore olandese e del suo amore per i simboli e il mistero è ben rappresentata: il coro sbuca da un uovo filosofale, il contenitore che gli alchimisti utilizzavano per operare le trasmutazioni della materia. Un uomo ha un imbuto capovolto sulla testa, simbolo di follia. Il monaco in primo piano, invece, è talmente preso dalla musica che non si accorge che qualcuno, da dietro, gli sta rubando il sacchetto dei soldi. Secondo la tradizione cristiana, l’uovo bianco è la metafora della resurrezione di Cristo, così come per la mitologia cosmogonica esso è simbolo della genesi, ma nel pittore fiammingo non sembra rivestire tali ruoli. Nel Giudizio Universale una donna dalle zampe palmate frigge un essere umano che pare sia stato ricavato da un uovo e, poco distante, appare un mostro antropomorfo intrappolato all’interno di un grande uovo bianco. Nel trittico con le Tentazioni di Sant’Antonio, l’elemento uovo appare ancor più misterioso: nel pannello di sinistra (Il volo e la caduta di Sant’Antonio), due volatili neri, forse merli, guardano dall’interno di un uovo spaccato il gruppo con il Santo privo di sensi sorretto da alcuni monaci antoniani, mentre sopra di esso un inquietante uccello con il torso ovoide ingoia un rospo. Un essere simile è presente anche nel pannello centrale, e lo possiamo osservare sulla copertura semidistrutta del torrione-cappella. Nel pannello centrale del trittico con il Giardino delle delizie si assiste a un curioso espediente: piuttosto che dipingere una scena in cui “qualcuno” o “qualcosa” esce fuori dal guscio, Bosch decide di inserire sullo sfondo un nutrito gruppo di uomini nudi nell’atto di introdursi in un grande uovo cavo. Tali individui sembrano voler rinunciare alla nascita, ribaltare le sorti della creazione facendo ritorno alla loro condizione prenatale. Ricorrenti sono inoltre i frutti e in particolare frutti di bosco, fragole e ciliegie. Quest’ultime vengono per esempio consumate a bordo della Nave dei folli, incarnando inevitabilmente il tema della lussuria e della passione secondo antiche chiavi di lettura dei sogni. Fragole e ciliegie, tuttavia, possono portare anche l’appellativo di “frutti del Paradiso”, come nel caso della fragola d’argento, scevra di ogni contenuto perverso e presente tra le mani di Gaspare nell’Adorazione dei Magi, pannello centrale del Trittico dell’Epifania (1510). Esaminando alcune opere di Bosch come l’Inferno musicale (pannello destro del trittico del Giardino delle delizie), è inoltre evidente come la musica e i suoi strumenti siano di grande interesse per l’artista stesso. Ma se nel Trionfo del carro di fieno egli opera una distinzione classica tra la purezza del liuto (tradizionale attributo dell’Amante) e la connotazione fallica del flauto (attributo dell’allegoria del Vizio), nel trittico del Giardino delle delizie gli strumenti musicali, in particolare cordofoni, percussioni e aerofoni (i più rappresentati sono il flauto dolce e la cennamella), non sono altro che ingegnose macchine per la pratica di spietate torture. Quest’opera, di cui non abbiamo testimonianze sulla collocazione originaria e per la cui datazione è stato recentemente proposto il periodo successivo al decennio 1480-90, è conosciuta semplicemente come Trittico delle delizie. La ricchezza dei dettagli e del repertorio allegorico, rendono questo lavoro tra i più affascinanti e discussi del maestro fiammingo.Il Trittico delle delizie ha subito nel corso degli anni innumerevoli critiche, tentativi di decodifica e riproduzioni, a dimostrazione del grande potere maliardo che è in grado di suscitare. Il fascino risiede ancora una volta nella numerosa composizione, nella vasta gamma di figure meticce, infernali personificazioni e bizzarri strumenti di tortura; tutti elementi ordinatamente distribuiti nello spazio secondo una precisa cronologia dei fatti: la creazione nel Giardino dell’Eden (pannello sinistro), la caduta nel Giardino delle delizie (pannello centrale) e la pena nell’Inferno musicale (pannello destro).  Chiuse le ante del trittico, osserviamo una grisaglia rappresentante l’antefatto agli eventi principali, vale a dire La Genesi: il Mondo è descritto come una livida e solitaria piattaforma galleggiante sovrastata da una calotta sferica trasparente. La visione dell’Eden risulta particolarmente originale: i colori sono chiari e brillanti e l’allestimento scenico suggerisce una terra lontana popolata da grandi piante tropicali e animali esotici. Qui Bosch raffigura il momento immediatamente successivo alla creazione di Eva piuttosto che il peccato originale. Dal paesaggio verde e rigoglioso riprodotto in secondo piano, fino al piccolo stagno antistante i personaggi principali, l’ambiente ospita le più disparate creature immaginarie e reali, soprattutto piccoli volatili, conigli (simbolo di fertilità), un unicorno bianco (simbolo di purezza), una giraffa e un elefante (probabilmente frutto delle conoscenze dei viaggiatori dell’epoca). In questo insolito contesto, la presenza ambigua di una civetta nascosta nella fantasiosa fontana arborea al centro della composizione e l’intervento di esseri demoniaci come rospi e rettili, anticipatori del peccato che sarà commesso, rompono l’apparente serenità del Paradiso terrestre. Palpitante è la scena dipinta nel pannello centrale del trittico, in passato denominato anche Giardino delle fragole per la presenza ridondante di questo frutto qui accompagnato dalle ciliegie. Analogamente al Giardino dell’Eden, l’ambientazione è vibrante e florida: tra il verde luminoso della vegetazione e le delicate gradazioni di rosso dei frutti, osserviamo centinaia di uomini organizzati in combinazioni di pose e gesti finalizzati all’esaltazione della sensualità. Tutt’intorno animali domestici, chimere, sirene pisciformi, una ricca avifauna fatta di specie boschive e rapaci, (come la ricorrente civetta, qui presente in ben tre punti del pannello), e ancora pesci, orsi e scimmie. I pacati toni pastello delle due tavole appena descritte, lasciano posto alla tenebrosa atmosfera del pannello di sinistra, teatro di efferate persecuzioni. Le scene sono micidiali: i dannati sono tormentati, martoriati e sodomizzati attraverso strumenti insoliti nell’iconologia dell’Inferno: strumenti musicali. La musica seduce, stordisce e infine massacra gli uomini peccatori. In proposito, la critica ha voluto leggere tale continuo ricorso ad elementi dell’universo musicale come un riferimento all’asprezza e alla perversione delle gioie terrene, contrastanti con l’armonioso regno ultraterreno. Il registro superiore è occupato da una cittadina realistica avviluppata dalle fiamme da cui fuggono le migliaia di abitanti che, disperati, si riversano nel fiume. Poco lontano compaiono grandi composizioni dall’oscuro significato: due orecchie trafitte da una freccia, una lama recante la lettera M, uno strano ibrido definito “uomo-albero” dotato di testa umana (forse un autoritratto), di un torso che rimanda a un uovo spaccato abitato da ubriachi seduti a un tavolo (forse una bisca) e di arti inferiori somiglianti a due grossi tronchi secchi. Per quest’ultima creatura è stata avanzata l’ipotesi che possa trattarsi dell’Anticristo. Nella porzione inferiore del pannello si trova una sorta uccello antropomorfo adagiato su un trono, con un calderone per copricapo e due vasi per scarpe. Tale essere, intento a sbranare alcuni uomini (poi espulsi attraverso un’ampolla di vetro in una latrina), è stato da molti identificato come il “Principe dell’Inferno”. Ai suoi piedi una donna nuda, intorpidita, contrassegnata da un rospo sul petto, è tenuta stretta tra le braccia di un mostro. I due volti si riflettono sul fondoschiena di un demone le cui gambe si sono tramutate in rami secchi. Poco lontano, un altro gruppo di personaggi, evidentemente dedito al vizio del gioco, viene castigato senza pietà. Una modernità dei suoi soggetti, simili per certi versi alle creature fantastiche figlie dei giochi grafici del Surrealismo (il cosiddetto gioco del Cadavere squisito), tanto da poter, a gran ragione, considerare Bosch una sorta di surrealista ante litteram.

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