Il clarinetto secondo Salvatore Dell’Isola

Scritto da , 6 dicembre 2015

 

La voce sola di questo strumento si eleverà nella chiesa di San Michele Arcangelo di Minori questa sera alle ore 18

 

Di OLGA CHIEFFI

 Secondo appuntamento questa sera, nella raccolta cornice della chiesa di San Michele Arcangelo in Torre di Minori, con una particolare rassegna concertistica che vedrà sublimarsi tra le antiche mura le voci sole degli strumenti. Una ricerca sul suono, che è partita dal flauto di Vincenzo Scannapieco e passerà oggi, alle ore 18, attraverso l’ancia del clarinetto di Salvatore Dell’Isola, gemma del nostro conservatorio, della scuola del M° Carannante, poi stagista dei corsi di studio del M° Giovanni De Falco. La serata musicale principierà con lo studio n°9 tratto dai 24 studi di virtuosismo composti da Robert Stark, una pagina che apre il ricchissimo ventaglio delle possibilità tecniche e timbriche di questo strumento. Si proseguirà con il Capriccio per clarinetto in La di Heinrich Sutermeister , datato 1946, una pagina vitale ed efficace di grande intensità, un’acquaforte da eseguire con il cesello sicuro dell’incisore.  Salvatore dell’Isola si cimenterà, quindi con i Tre pezzi per clarinetto solo firmati nel 1919 da Igor Stravinsky, figli dello stesso clima espressivo della Histoire du soldat, il tratto estemporaneo dell’invenzione si fa puro gesto sonoro: il viandante romantico vira ai toni stranianti di un clown novecentesco. Le tre pagine sono dedicate a Werner Reinhart clarinettista dilettante e a questo strumento che attrasse il genio russo sin dalla composizione delle Berceuses du chat. Una composizione prolungata per strumento solo è sempre difficile da scrivere, ma Stravinskij sembra accogliere volentieri la sfida. L’ultimo di questi Tre pezzi ricorda nello stile sia  Tango che il Ragtime dell’Histoire du Soldat mentre, gli altri due pezzi sono più originali. Il primo sfrutta l’estensione bassa dello strumento, in atmosfera di tranquilla meditazione; il secondo è scritto senza sbarre di battute in una vena di improvvisazione con lenti arpeggi ed arabeschi, che ricordano leggermente l’effervescente apertura di Mazatsumi, nelle “tre liriche giapponesi”, e incornicia una parte centrale più lenta, tranquilla, in più bassa tessitura. Finale con un omaggio alla scuola napoletana di clarinetto, con la Rhapsodie di Giacomo Miluccio, maestro di Giovanni De Falco, attuale punto di riferimento di Salvatore Dell’Isola, che ha imparato a conoscere ed amare entrando così a far parte delle prestigiose ance del magistero partenopeo. Giacomo Miluccio è stato uno dei più prestigiosi clarinettisti italiani del XX secolo, primo clarinetto nell’orchestra della “Scala” di Milano  e del “San Carlo” di Napoli ed era il prediletto del direttore d’orchestra Victor de Sabata, nonché eccelso didatta e caposcuola del clarinetto nell’ Italia del Sud. La Rhapsodie, che proprio Giovanni De Falco erede di quel suono incantato ha Arcangelo inciso per le edizioni Musicali III Millennio si inserisce nella letteratura dello strumento, come uno dei rari brani di tecnica melodica. L’opera, datata 1978, una pagina atta ad avviare la ricerca della produzione del suono e della sua liberazione, in modo da lasciare intuire quali ombre drammatiche aleggiassero attorno ad una tale chiarezza di scrittura, portando sino a limiti inimmaginabili la propria intenzione estetica di un suono liricamente esposto, ma al contempo filtrato entro una stupefazione incantatoria, per mezzo delle sfumature dinamiche più ardite.

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