Il clarinetto secondo il Muhfeld Quartet

Scritto da , 6 agosto 2018
image_pdfimage_print

Oggi, alle ore 21,30 il quartetto formato dai, clarinettisti Massimo Buonocore, Antonio Di Costanzo, Fabrizio Fornataro e Francesco Abate, si esibiranno nel Cortile del Castello Marchesale di Camerota, ospiti della VI edizione del festival “Suoni dal Castello”, organizzata dall’ Associazione Culturale Zefiro

 

Di OLGA CHIEFFI

Secondo appuntamento, per l’interessante cartellone che, anche quest’anno, vede animato l’incantevole cortile del Castello Marchesale di Camerota, come ormai d’abitudine, dall’Associazione Culturale-Musicale Zefiro, presieduta da Giuseppe Marotta, che ne permette anche la visita ai tanti visitatori che frequentano la nostra costa, e diretta dal compositore Leo Cammarano. Un festival che si avvia verso una concreta istituzionalizzazione, sostenuto dal Comune di Camerota, unitamente alla Fondazione Meeting del Mare C.R.E.A., all’Ente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, oltre ad un folto cartello di mecenati privati, consapevoli di esser parte attiva di un paese tra i più musicali della provincia di Salerno. Dopo il taglio del nastro, che ha rivelato le bellezze della chiesa del Convento dei Cappuccini di Camerota, fondato nel 1602 sotto l’egida dei Carafa nella cui abside insiste un vasto polittico in legno, intarsiato e costellato di quadri in tela, con un concerto affidato ai clarinettisti Gennaro Chirico e Domenico Russo, all’eterna ricerca del virtuosismo, e in particolare della gradevolezza dell’ impasto sonoro  continuerà questa sera, alle ore 21,30 con il Muhlfeld Quartet di Massimo Buonocore, Antonio Di Costanzo, Fabrizio Fornataro e Francesco Abate, quattro clarinettisti provenienti dai diversi conservatori campani, con un repertorio che spazia dal classico al jazz. Il programma verrà inaugurato da una trascrizione dell’ Andante e del Rondò Allegro grazioso del Quartetto per archi in Mi bemolle Maggiore che Wolfgang Amadeus Mozart compose nel febbraio del 1773, a Milano Il secondo brano è una vivace danza spagnola, l’Aragonaise che Georges Bizet usa nel Preludio all’Atto IV, della Carmen, caratterizzata da una linea melodica lirica e decisamente ritmata, che s’intrecciano. Quindi si passerà ad un’altra pagina unica, la Bagattelle del compositore americano Clare Grundman, dalla fresca e originale invenzione. Gli strumentisti dialogheranno sulle linee melodiche del Quartetto n° 1 di Raymond Milford Endresen, compositore del Minnesota, dalla non facile tessitura, che porrà in luce le qualità di ogni singolo strumentista. Si continua con un omaggio ad Astor Piazzolla, aperto da Libertango, attraverso cui ricorderemo le “Lezioni di tango” di Potter, con il suo moto tutto barocco di tensione e distensione esteso sia alla minima frase che all’intera composizione. A seguire, l’aria di sortita di Maria de Buenos Aires “Yo Soy Maria”, una metafora della rinascita della città stessa, che eternamente risorge dalle proprie ceneri, sulle ali delle ragioni estetiche del Nuevo tango che smette gli abiti di una musica esclusivamente legata alla danza e al canto, per farsi pura espressione musicale. Ci trasferiremo, quindi, in Espana, sulle note della fascinosa opera di Isaac Albeniz, con il suo passionale e romantico tango dalla geniale inventiva melodica che mantiene integra l’originalità dei costumi ritmici e il folclore tipico degli accostamenti armonici popolari, attestandosi come il più famoso tra i tango nella musica da concerto. Ed è di Jacob Gade, un compositore danese, uno dei tanghi più celebri Jalousie, un tango dal sapore tzigano. Musica da film con una interessante triade, il tema struggente de’ Il Postino di Luis Bacalov, il valzer musette scritto da Franco Migliacci, con il quale scorrazzeremo sulla Mercedes – Benz SSK 1928 di Lupin III e Gabriel’ Oboe, di Ennio Morricone, da Mission, con cui i clarinettisti potranno esprimere la resurrezione di speranza e gioia e l’inversione del tempo che è alla base di questa pagina. Finale in jazz con un tributo a Billy Strayhorn, l’ombra di Duke Ellington, l’inventore del celebrato effetto della sua orchestra, composto da Richard Percival, passando per Take Five di Paul Desmond, il brano più famoso dell’album Time Out del 1959, dedicato ai tempi impossibili come questo 5/4, e chiudere con due gemme del song book di George Gershwin, una interessantissima summa dell’ universo esecutivo ed improvvisativo del compositore, “Oh, Lady Be Good” e “Somebody Loves me”.

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->