Il Cilento: dai Nuvoletta al boss Fabbrocino

Il nome del clan Fabbrocino si fa largo nel Cilento verso gli anni 90. Gli fa da apripista un altro potente boss Nuvoletta che mette le mani sull’hotel Castelsandra, l’albergo dei summit della camorra e politica ma che divenne anche il deposito dei gelati del boss Fabbrocino che fu a lungo latitante proprio nel Cilento, da San Gennaro Vesuviano insediatasi a San Marco di Castellabate. Parte della famiglia Fabbrocino è naturalizzata cilentana. Il nipote del boss coinvolto in alcune indagini ad Agropoli. L’impero del calcestruzzo costruito all’ombra del Vesuvio tra gli anni ottanta e novanta negli ultimi anni s’è trasformato. Il clan dei Fabbrocino – che gestisce gli affari illeciti tra i comuni di San Giuseppe Vesuviano e Terzigno da decenni mette le mani su lidi balneari, ristoranti e locali della movida del Cilento. E’ contenuto in un fascicolo di centinaia di pagine redatto dagli uomini della Direzione Investigativa Antimafia. Chi era Mario Fabbrocino? Nella sua auto fu ritrovato il giuramento della Nuova Famiglia. Ufficialmente è un commerciante di carne e ha una macelleria a Pomigliano d’Arco ma in realtà con il fratello Francesco riesce a prendere il controllo della città, di Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Palma Campania e Terzigno. La sua storia criminale affonda le radici in quella che viene chiamata in un primo momento la “Onorata fratellanza”, il gruppo nato per fronteggiare Cutolo e la sua Nco. Quando venne arrestato il 6 maggio 1981 nella sua auto venne trovata la formula pronunciata il giorno della nascita dell’alleanza fatta risalire all’8 dicembre1978. “Chi era Mario Fabbrocino: nella sua auto il giuramento della Nuova Famiglia. Ordina l’omicidio dell’unico figlio del “professore”, Roberto, ucciso in provincia di Varese il 19 dicembre 1990 insieme a Salvatore Batti. Per questo duplice omicidio verrà condannato all’ergastolo, pena che ha scontato fino al giorno della sua morte. Dopo dieci anni di latitanza viene arrestato il 3 settembre 1997 in un appartamento a San Martin, a 30 chilometri da Buenos Aires. Viene detenuto nella stessa cella che aveva ospitato Diego Armando Maradona in una delle sue avventure. Per riuscire ad arrestarlo vengono messi sotto controllo 400 telefoni pubblici che venivano utilizzati dai parenti per contattarlo. Viene estradato nel 2001 ma nel luglio 2002 viene scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare e viene sottoposto all’obbligo di presentazione all’autorità di polizia giudiziaria. Dopo quattro giorni viene ancora arrestato ma riesce a ottenere di nuovo l’obbligo di firma ad agosto. Ritenuto irreperibile nel 2004 viene di nuovo arrestato il 14 agosto del 2005. Da lì poi verrà sottoposto al regime del 41 bis passando il resto dei suoi giorni nel carcere di massima sicurezza di Parma. “Era ricoverato in ospedale da 45 giorni ma sarebbe stato un infarto a stroncare il boss Mario Fabbrocino nell’ospedale di Parma. Un malore improvviso, rispetto alla malattia per cui era ricoverato, che ha preso alla sprovvista i medici ed anche i familiari, che oggi chiedono l’autopsia sul corpo di “Mario ‘oGravunaro” per vederci più chiaro. Insomma, la salma del boss super nemico di Cutolo resta in obitorio, bloccata in attesa di decisioni dell’autorità giudiziaria: prematuro adesso parlare del funerale che dovrebbe svolgersi tra San Gennaro Vesuviano o San Giuseppe Vesuviano, ma in forma “ristretta” e non solenne. Anche qui a decidere sarà però chi gestisce l’ordine pubblico.