Il bisogno di compagnia dell’Uomo

Scritto da , 14 marzo 2016

Giovedì 17 marzo al Centro Sociale “R.Cantarella” sarà discena in prima regionale la Dispensa Barzotti con Homologia

 

 

Di OLGA CHIEFFI

Dopo il grande successo di critica e pubblica registrato dalla “Homicide House” dei Mamimò, la prima stagione della ErreTeatro di Vincenzo Albano, Mutaverso, continua con una interessante prima regionale “Homologia”. Giovedì alle ore 21, sul palcoscenico del Centro Sociale “Raffaele Cantarella” di Salerno, sarà di scena la compagnia Dispensa Barzotti da Parma, con lo spettacolo che l’ha portata sulla prestigiosa ribalta del Premio Scenario 2015. In “Homologia“ i giovanissimi Rocco Manfredi e Riccardo Reina, su regia di Alessandra Ventrella, attraverso un teatro senza parole, che usa già in maniera consapevole il teatro di figura, analizza la vecchiaia in modo assolutamente non convenzionale, mettendo in scena la solitudine di un anziano, il cui perenne dormiveglia, nel giorno del suo compleanno, è scosso da ineffabili intromissioni che si mescolano a ricordi lontani. In un gioco di apparizioni, doppie presenze, consistenze illusorie, lo spettacolo è risolto in modo etereo, impalpabile, anche se sempre la morte sembra incombere, anzi incombe, ma quasi mai attraverso un’atmosfera cupa, ma anzi soffusa di lievità, dove è soprattutto la luce a creare le reali forme del teatro. In scena un uomo anziano interpretato da Rocco Manfredi – come palesa la maschera che indossa – solo è accompagnato soltanto dal rumore assordante della televisione; il ritratto tristemente attuale di un’esistenza dimenticata come tante. Ma ecco che un tonfo inaspettato vicino alla quinta sembra promettere un cambiamento: il vecchio rientra, infatti, con un manichino cui dona vita Riccardo Reina, finalmente una possibilità inaspettata di compagnia, un rimedio contro la solitudine di una vita fatta di giorni tutti uguali. Ha inizio allora un valzer dove uomo e marionetta interagiscono, si confondono, si scambiano di ruolo. E allora, come suggerisce il titolo, cos’è che rende gli uomini omologati? Forse la consapevolezza che gli esseri umani, in fondo, desiderano tutti le stesse cose, prima fra tutte un bisogno congenito di compagnia. Forse è nella routine alienante di gesti meccanici o, ancora, nella vecchiaia che la condizione umana trova una comune convergenza; come nel finale, in cui gli attori indossano la stessa maschera rendendosi di fatto indistinguibili.

 

 

Consiglia

Cronaca

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->