Il Barocco agli antipodi tra Francia e Italia

Scritto da , 21 ottobre 2016
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Continua questa sera, presso la Sala Brengola di Cava de’ Tirreni, la rassegna “I Concerti dei Docenti” promossa dal Conservatorio Statale di Musica “G.Martucci”, con l’ensemble della flautista Giusi Ledda

Di LUCIA ROSITO

Prosegue, questa sera, la rassegna “I Concerti dei docenti” del Conservatorio di musica di Salerno, alla Sala Brengola presso il Complesso monumentale di Santa Maria al Rifugio di Cava de’ Tirreni, alle ore 20,30, con una formazione cameristica, composta da Giusi Ledda al flauto traveriere, Dario Orabona al violoncello, Ottavio Guadiano al violone, Ugo di Giovanni all’arciliuto e Anna Clemente al clavicembalo. Come suggerisce il titolo del concerto, la serata s’incentra sul tema del confronto/scontro, nel corso del Sei-Settecento, tra la produzione musicale sviluppatasi in Francia e quella sorta nelle floride e divise corti italiane. La Francia, paese poco incline agli influssi esterni e tutto teso a consolidare la grandeur della monarchia assoluta, conobbe compositori che concentrarono i propri sforzi a glorificare la dinastia nazionale; in antitesi, la nostra penisola fu teatro di grandi divisioni particolaristiche, che portarono gli intellettuali e i compositori del tempo a travalicare i confini angusti dei vari regni. La serata si apre con la III Suite in Sol Magg. tratta dal “Premiere Livre de Pieces pour la Flute traversiere avec la basse” di J. Hotteterre, considerato l’elemento di maggior talento di una famiglia dedita alla costruzione di strumenti a fiato e famoso soprattutto per i suoi flauti, di cui realizzò diversi esemplari, in particolare per il compositore italiano naturalizzato francese, Giovanni Battista Lully. La sua produzione artistica si avvale sia di opere strumentali, che di opere dal carattere tecnico e pedagogico come L’art de préluder sur la flûte traversière. Seguirà la XIV Ouvre sonate III (1726) a deux Bassons, Violoncelles au violes di J. B. Boismortier. Gli strumenti a fiato sono sicuramente i preferiti nei suoi primi lavori. Il compositore si inserisce in quella tradizione tipica di J. Hotteterre, che utilizzava un severo contrappunto caratterizzato dall’incrocio delle parti. Il ciclo francese si chiude con Les folies d’ Espagne, per Traversiere e Arciliuto di M. Marais, sicuramente il più talentuoso dei tre. Di umili origini, riesce a perfezionare la sua formazione anche da autodidatta ed entra a far parte dell’orchestra dell’Académie Royale de Musique diretta da Jean Baptiste Lully alla corte di Luigi XIV. La seconda parte della serata si apre con la musica barocca italiana, a partire dalla Sonata in la minore per violoncello e basso continuo di G. B. Bononcini, figlio d’arte, acclamato violoncellista e compositore nella prestigiosa Royal Academy of Music, entra in competizione con Haendel. A seguire la Sonata K 184 in fa min e la Sonata K 481 in fa min. del compositore e clavicembalista napoletano Domenico Scarlatti, uno dei maggiori virtuosi di musica per clavicembalo, figlio del grande Alessandro Scarlatti. Nato nel 1685, lo stesso anno di J.S. Bach e Haendel, egli divenne maestro di musica nella Cappella reale di Napoli prima di viaggiare in varie corti italiane ed europee. La sua notorietà è fortemente legata alle 555 sonate per clavicembalo. Da molti ritenuto un anticipatore del periodo classicistico della sonata, in quanto la sua poetica rispecchia gli stilemi tipici della seconda metà del settecento, è stato anche autore di musica sacra, cameristica e per organo. Il concerto si conclude con la Sonata II in Re magg. per flauto e basso continuo del violinista Pietro Antonio Locatelli. La sua formazione violinistica è legata alle “cantorie” della basilica di Santa Maria maggiore di Roma, dove affinò la tecnica, probabilmente con lo stesso Bononcini. La sua maggiore opera rimane indiscutibilmente “L’arte del violino” comprendente dodici concerti per violino, nei quali sono inseriti 24 Capricci di notevole difficoltà tecnica. Nella varietà e nella sintesi di sfaccettature stilistiche diverse, l’opera di Locatelli è emblematica dei numerosi mutamenti estetici e compositivi, che interessarono la musica italiana ed europea nel corso del Settecento.

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