Il Pd non vuole le primarie Ora spunta Andrea Orlando

Scritto da , 18 giugno 2014

di Andrea Pellegrino

E’ costretto nuovamente all’occupazione. Un po’ come accade a scuola, anche nel Pd campano pare che per ottenere qualcosa ci sia bisogno di azioni eclatanti. E a Guglielmo Vaccaro lo invitano a nozze. Non fosse altro che per settimane è stato già rinchiuso nella sede di via Manzo a Salerno, all’indomani dei risultati delle primarie che hanno portato all’elezione di Assunta Tartaglione. Il deputato scafatese era tra i competitors della renziana. Ma da allora – nonostante l’occupazione finita con una promessa – nulla si è mosso. Nessuna direzione regionale, nessuna presidenza. Solo qualche assemblea andata a vuoto. Così Vaccaro, a quattro mesi dalla conclusione del congresso regionale ed in vista delle primarie (semmai si faranno, il vento sta cambiando, ndr), vuole occupare nuovamente il Pd. Ma questa volta quello napoletano. «Se non ci saranno, entro il 16 luglio, la riforma del sistema delle primarie, l’insediamento della direzione regionale, la nomina del Presidente dell’assemblea e la nomina della commissione di garanzia mi vedrò costretto ad intraprendere un’azione forte non escludendo l’occupazione della sede del partito regionale con tutte le conseguenze, anche a livello nazionale, che ciò comporterà» – avverte Vaccaro che però spiega -: «Se invece la segretaria ottempererà a quanto richiesto dallo statuto e da lei promesso, nel prossimo mese anche noi ci determineremo in ordine al sostegno alla candidata o al candidato più adeguato, auspicando di poter fare anche in Campania quello che Renzi ha fatto a livello nazionale in merito alla compilazione delle liste e al rispetto della parità di genere». Ma forse Vaccaro più degli altri conosce bene la situazione e sa bene che può giocarsi quel 30 per cento incassato alle scorse primarie per la segreteria regionale. Il problema di fondo sono e restano le elezioni regionali. Anche perché se prima tutti brindavano ed invocavo le primarie, con la sola contrarietà del sindaco di Salerno e dei deluchiani, oggi la scena si è ribaltata: a Napoli si studia per trovare un candidato unitario con tanto di benedizione di Renzi, Nicodemo e Topo e a Salerno spingono per le primarie per la scelta del Governatore. In fin dei conti anche Landolfi lo ha capito. Meglio, in questa fase, accelerare le primarie (anche se qui alle ultime amministrative non si sono fatte in nessuna parte) che piegarsi alla linea napoletana che non vuole in nessun caso la riproposta di Vincenzo De Luca. L’unica speranza, dunque, per il sindaco di Salerno sarebbe quella, con qualche accordo qua e là (vedi Caputo a Caserta) ed azzardando anche una intesa con Bassolino su Napoli, di giocarsi il tutto e per tutto alle primarie. E poi si vedrà quel che accadrà, con la consapevolezza di tener ben pronto anche il piano B: una candidatura fuori dai partiti con civiche di sostegno, a partire da Campania Libera. Il piano democrat napoletano, invece, sarebbe un altro: superare le primarie, considerato il momento storico locale, e andare dritti verso una candidatura certa, unita e benedetta. Il tutto giustificato dalla considerazione che “la Campania è una regione di destra, attualmente amministrata dalla destra”. Così i big partenopei, avrebbero già passato in rassegna diversi nomi, tra cui Luisa Bossa, già sindaco di Ercolano ed attuale parlamentare, ben vista dall’apparato democrat. Ma al momento sarebbe solo un nome nella rosa, perché Nicodemo (responsabile nazionale della comunicazione Pd e napoletano) vorrebbe un “Maradona” alla guida della compagine Pd. Così si starebbe lavorando su una soluzione esterna che vedrebbe meno piazzato il magistrato Raffaele Cantone (ora impegnato su più fronti) e in pole position in ministro Andrea Orlando che a Napoli ci è già stato come commissario del partito dopo la bufera che si scatenò con le primarie cittadine. A quanto pare l’attuale ministro ha conservato buoni rapporti con i napoletani, tant’è che il suo nome starebbe circolando con insistenza. Resta il nodo Picierno, che probabilmente resterà in Italia, rinunciando al seggio europeo, proprio per controllare la sua regione. Anzi la deputata casertana avrebbe tutta l’intenzione, reduce al successo elettorale delle Europee, di scendere in campo in prima persona per la guida della Regione Campania. Naturalmente il tutto dovrà passare sempre sotto il vaglio di Matteo Renzi che a quanto pare, proprio per l’assenza degli organi dirigenziali regionali, condurrà il gioco in Campania. Ed i problemi da risolvere sono già innumerevoli.

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