Ideal Standard: la strage degli operai, ne sono morti 60. “Ci fecero seppellire i rifiuti tossici”

Scritto da , 4 dicembre 2015

di Andrea Pellegrino

E’ una strage. L’ultimo dipendente dell’ex Ideal Standard, morto per una malattia incurabile, è M. D. S, 66 anni di Salerno. La settimana scorsa è deceduto E.B.: stessa malattia, stesse cause. Il numero dei morti è salito a 60 in meno di 20 anni, tutti con malattie tumorali. Indefinito il numero dei malati, per molti di loro non c’è speranza. Tra le probabili cause scatenanti delle neoplasie la presenza di amianto nell’industria che realizzava sanitari . E nel famoso e triste opificio salernitano l’amianto non sarebbe mancato. Oltre agli impasti utilizzati per la realizzazione delle ceramiche, anche la copertura dei capannoni era completamente rivestita di eternit. L’Ideal Standard risale agli anni 60, periodo in cui veniva largamente utilizzato l’amianto per la costruzione dei capannoni. Ma c’è di più. L’amianto, i dipendenti dell’ex Ideal Standard, l’avrebbero toccato con le proprie mani. Dopo la dismissione dell’impianto, i tanti dipendenti finiti in strada hanno avuto l’ingrato e pericoloso compito di interrare nelle varie vasche presenti nella struttura, il materiale di vario genere, tra cui proprio l’amianto, con una possibile contaminazione, dunque, del sito. Un compito toccato agli operai dal 2000 al 2004, quando si proceduto al completo smantellamento dell’opificio. Vasche che ancora oggi sono visibili all’interno dei vari capannoni dell’ex struttura della zona industriale di Salerno. Una delle quali è parzialmente esposto agli agenti atmosferici, con tutto ciò che ne consegue. Il degrado e l’abbandono dell’ex opificio, infatti, non garantirebbe neppure le minime condizioni di sicurezza: sui tetti dei capannoni, infatti, si sono raccolte tutti i pezzi delle vetrate ormai in frantumi. Secondo il racconto di alcuni dipendenti (oggi assistiti dall’avvocato Anna Amantea di Salerno – esperta nelle materie ambientali), l’amianto era certamente presente nelle strutture, nelle materie prime, ma anche in svariati materiali utilizzati per la produzione – cordoni di amianto, guanti, tute, grembiuli. Secondo i numeri, gli operai assunti presso la Ideal Standard erano circa 250 ed ingenti sono state le quantità di materiali adoperati per la produzione annuale dello stabilimento industriale che produceva, secondo una stima reale, circa 400mila pezzi all’anno. Da allora, numerosi sono stati i dipendenti affetti da patologie afferenti l’apparato respiratorio e numerosi sono stati i decessi provocati da malattie tumorali. Ed in molti ora gridano alla giustizia. Da tempo gli ex operai lottano per ottenere un accertamento urgente dello stato dei luoghi per verificare quanto denunciato e per far definitivamente luce sulla vicenda prima che vengano spazzate via anche le ultime tracce. A Viterbo, la locale procura ha già aperto una inchiesta per indagare su eventuali responsabilità delle aziende che hanno estratto e fornito il feldspato contaminato dall’amianto mentre in Sardegna è stata fermata l’estrazione del minerale con sequestro delle miniere. Qui, invece, purtroppo tutto tace. «E’ grave – spiega l’avvocato Anna Amantea – che l’amianto definitivamente bandito, a causa dei gravissimi effetti sulla salute dell’uomo, dalla legge 257/92, adottata in ritardo dallo Stato Italiano, che è stato anche sanzionato dalla Corte di Giustizia Europea, venga a tutt’oggi riscontrato in materiali comunemente utilizzati nell’industria ceramica per la realizzazione di impianti igienico sanitari. Ed è grave – dice ancora l’avvocato Amantea – che gli ex lavoratori dell’Ideal Standard debbano invocare tutela nelle sedi giudiziarie attesa la silente latitanza degli enti pubblici a ciò preposti». Alla Camera dei Deputati, infine, è stata presentata una interrogazione al Ministero dell’ambiente e al Ministro del Lavoro a firma dell’onorevole Massimiliano Bernini del Movimento 5 Stelle e riguarda proprio l’accertamento dell’amianto nell’impasto ceramico dei sanitari.

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