Ideal Standard, la SeaFarm è titolare dello stabile

Scritto da , 16 Gennaio 2016
image_pdfimage_print

di Andrea Pellegrino

Tra Ideal Standard, Sea Park e imprenditore Maiolica, l’unica società attualmente riconducibile all’ex opificio salernitano, nel groviglio di passaggi societari e fallimenti, è la Seafarm. Società consortile a responsabilità limitata che secondo la Camera di Commercio di Salerno è ancora attiva. Presieduta, tra l’altro, da un battipagliese, ossia da Salvatore Addesso che figura come presidente del Consiglio d’Amministrazione.
Nata nel 1999, la SeaFarm è una delle società con cui gli ex lavoratori della Ideal Standard hanno avuto a che fare dopo la chiusura dei cancelli della fabbrica. Società che ha sede proprio in via Talamo 8/A, ossia dove originariamente sorgeva l’Ideal Standard. Qui, si legge nella visura, la società «dal 11/1/2001 fa (farebbe, ndr) promozione e sviluppo di nuove iniziative comiche ed imprenditoriali sostitutive dell’attività già dismessa dalla società “Ideal Standard” nell’area industriale di Salerno». Ancora: «gestione di strutture immobiliari e di complessi industriali al fine di favorire l’utilizzo delle stesse, anche in parte, ai consorziati, mediante tutte le forme consentite dalla legge».Tra i consorziati figurerebbe anche la SeaPark spa, società dichiarata fallita dal tribunale di Brescia nel 2004. Poi la “Nautilus cooperativa” di Raffaele Greco, imprenditore di Vibo Valentia (società in liquidazione) e la “Consulting Group sas di Campa Antonio e Giuliano Antonio”. Infine la società in liquidazione “Ventura Measures Team”. Nelle carte camerali compare anche Dina Monti, la signora bolognese che presentò al Comune di Salerno il progetto SeaPark.
Questa al momento sarebbe la società ancora in piedi, subentrata al Sea Park e che avrebbe resistito al fallimento, anche rispetto all’imprenditore Antonio Maiolica che all’epoca ne acquistò i suoli, per poi cederli all’Energy Plus, che dopo l’aborto del progetto del parco acquatico avrebbe dovuto costruirci una centrale elettrica.
Fin qui la storia complessa ed ingarbugliata di un fallimento sociale, imprenditoriale ed industriale di cui oggi i lavoratori pagano le conseguenze anche e soprattutto sotto il profilo della salute. Dal Tribunale del Lavoro s’attende ancora una decisione rispetto all’udienza che si è tenuta nei giorni scorsi con la richiesta da parte degli ex operai (assistiti dall’avvocato Anna Amantea) di un accertamento tecnico preventivo dello stato dei luoghi, dopo i racconti e le testimonianze dei lavoratori che hanno denunciato l’esposizione all’amianto e l’interramento di materiale pericoloso durante lo smantellamento dell’Ideal Standard. Ma all’accertamento tecnico preventivo si oppone l’Inps che duramente ha rappresentato, così come già avvenuto in prima istanza (innanzi al giudice monocratico), la sua contrarietà alla nomina di un consulente che faccia finalmente chiarezza. Il motivo? Mistero. L’ennesimo ed ingiustificato di questa triste vicenda oscura.

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->