Ideal Standard, il racconto: “Denunciai tutto nel 2001. Eternit compreso”

Scritto da , 30 aprile 2016

di Andrea Pellegrino

Residui di lana vetro e pezzi di eternit. Quanto era accaduto all’interno dell’Ideal Standard, al momento della chiusura della fabbrica, era stato già denunciato. Era il 12 luglio del 2001 quando Gaetano Giella, ex operaio dello stabilimento, al Comando Provinciale dei Carabinieri di Salerno denuncia due cose: i mancati accordi contrattuali all’atto del passaggio tra Ideal Standard, Sea Park e Sea Farm e la presenza di materiali pericolosi all’interno dello stabilimento. «Mi risulta – dice nella denuncia Gaetano Giella – che una ditta esterna ha provveduto a smontare e a portare via l’impianto di aerazione ed i binari del treno che giungevano all’interno dello stabilimento. Sono stati portati via tutti i componenti ferrosi ed altro lasciando solo residui di lana vetro e pezzi di eternit». Quanto alla sua posizione, Giella non nasconde la rabbia: «Ad oggi percepisco una pensione di 800 euro. Questo grazie a quanto accaduto all’atto della chiusura dello stabilimento». E nella denuncia del 2001, l’ex operaio (che dai quattro mesi precedenti non percepiva più stipendi) racconta: «Dall’atto dell’assunzione alla SeaFarm mi sono occupato sporadicamente di lavori di pitturazione dei muri, smontaggio di vetri, abbattimento di muri e di corpi non attinenti al progetto della SeaFarm. Quando l’Ideal Standard ha chiuso lo stabilimento a Salerno ci è stato detto che saremmo stati riassunti entro 18/24 mesi presso una società che avrebbe dovuto costruire un acquario sui suoli della Ideal Standard. Una volta assunto – prosegue – ho saputo che sui suoli ex Ideal Standard non era più realizzabile il parco acquatico».
Intanto rischia di saltare la vendita dei terreni dell’ex Ideal Standard. E’ slitatta, infatti, la firma del compromesso con l’impreditore Salvatore Barbato, intenzionato ad acquistare l’area dove un tempo sorgeva lo stabilimento industriale. A quanto pare in corso ci sarebbero delle verifiche per accertare lo stato dei luoghi, proprio alla luce di quanto denunciato dagli ex lavoratori. Così per ora il terreno ed i rispettivi capannoni restano nelle mani della società Energy Plus, quella che avrebbe dovuto costruire in quella zona la centrale termoelettrica.

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