Ideal Standard, 60 morti non fanno notizia

Scritto da , 7 dicembre 2015

di Andrea Pellegrino

Il silenzio è assordante. Anche davanti ai morti. Anche davanti a lavoratori rimasti in strada, beffati da tutte le istituzioni, compreso dai sindacati. La vicenda Ideal Standard, sollevata da giorni da queste colonne, ha evidenziato quanto la città sia distante dai reali suoi problemi. Insomma quanto il luccichio delle luci e il caos attirino di più la politica cittadina rispetto ad una «strage» di una comunità lavorativa rimasta senza neppure più il diritto di sognare o di regalare un futuro migliore ai propri figli, consapevoli ormai che quell’accordo sindacale non avrebbero dovuto mai firmarlo. Ci saremmo aspettati una reazione minima di qualsiasi ente, o di qualche associazione di consumatori messa su per battaglie a senso unico, o di qualche sindacato, in considerazione che, tra i mille argomenti raccontati, c’è anche un dramma lavoro. Eppure l’iniziale articolo (pubblicato venerdì mattina) di denuncia è stato supportato da dichiarazioni forti e precise di chi ha lavorato in quell’opificio e di chi è stato poi «richiamato» per rendere fruibile quella struttura alla nascente società Sea Park. Sotto il profilo giudiziario ci sono vari filoni: il primo riguarda Vincenzo De Luca e quel processo che lo ha inserito nella lista degli impresentabili, stilata da Rosy Bindi (parlamentare, presidente della commissione antimafia) alla vigilia delle scorse elezioni regionali. Processo che ancora deve terminare il primo grado di giudizio ed in cui Vincenzo De Luca ha rinunciato alla prescrizione. Poi ci sono le richieste dei dipendenti. L’ultima, probabilmente, la più legittima: quella di verificare quanto accaduto quando è stato smantellato il vecchio opificio Ideal Standard. Ossia dare rilievo a quanto dichiarato dagli operai costretti a seppellire amianto e rifiuti speciali e pericolosi nelle vasche dello stabilimento. Poi c’è la vicenda dell’impasto (contenente amianto) per la produzione della ceramica. Ma questa è ancora un’altra storia che nelle mani dell’avvocato Anna Amantea che conduce la battaglia al fianco dei lavoratori. Ed, infine, la pagina più drammatica: quella dei morti. Sessanta, tutti operai dello stabilimento della zona industriale che con il tempo, a causa di mali incurabili, hanno abbandonato i loro «compagni di lotta». Ma anche questo triste dato ha fatto girare Salerno dall’altra parte. L’inchiesta giornalistica di Cronache andrà avanti con clamorosi sviluppi che racconteremo nei prossimi giorni.

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