I trii romantici di Glinka e Brahms

Scritto da , 24 ottobre 2016
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Questa sera, alle ore 20,30, i riflettori della Sala Brengola di Cava de’ Tirreni, si accenderanno su Anna Bellagamba, Gaetano Falzarano e Francesca Taviani, ospiti della rassegna “I concerti dei docenti”, promossa dal Conservatorio di Musica “G.Martucci”

Di OLGA CHIEFFI

Un concerto nel più puro spirito della musica da camera, quello che raduna nel nome di Mikhail Glinka e di Johannes Brahms, una pianista eclettica della scena musicale, Anna Bellagmaba, e due colleghi versatili come il clarinettista Gaetano Falzarano e la violoncellista Francesca Taviani, tutti validi interpreti sia del repertorio solistico che di quello da camera, a loro agio anche nel repertorio contemporaneo, andrà ad impreziosire la rassegna “I concerti dei docenti”, promossa dal Conservatorio di Musica “G.Martucci”, ospite della Sala Brengola di Cava de’ Tirreni. Oggi, alle ore 20,30, riflettori accesi su questo particolare trio che si cimenterà con due amate opere romantiche. Al 1832 risale il giovanile Trio Pathétique, che inaugurerà la serata, ancor tutto debitore a maniere per lo più italiane, concepito per clarinetto, fagotto e pianoforte (lo si ascolterà, però, nella versione con cello), pagina con la quale curiosamente Glinka si accomiatò in anni davvero precoci dalla musica da camera per dedicarsi, poi, in prevalenza al teatro. Vi pose mano a Milano, durante un soggiorno in Italia protrattosi per un triennio. Allo stato di malattia o forse a una delusione amorosa parrebbe doversi connettere il carattere del brano, che s’inaugura con un incisivo Allegro dai tratti ora melanconici, ora imbevuto di lirismo impreziosito da frasi perlacee del pianoforte. Sfocia direttamente in un agile e scintillante Scherzo al cui interno è racchiuso un Trio dalle sospirose frasi, quasi una sorta di romanza d’opera. Ecco, quindi, un ampio Largo di belliniana purezza dalle toccanti modulazioni, istoriato di broderies “alla Chopin”, vero e proprio nucleo espressivo dell’intera composizione. Da ultimo un conciso e scorrevole Finale, ideale coda. Seguirà, il Trio in la minore op. 114, datato1891, il primo dei quattro lavori da camera con clarinetto che Brahms compose dopo aver conosciuto il clarinettista Richard Mühlfeld, strumentista di qualità eccezionali dell’orchestra di Meiningen. Il rango di capolavoro della tarda maturità gli spetta di diritto: per il clima elegiaco e ormai congedato dal mondo, per l’ispirazione intensa e partecipe, per la perfetta adesione dello spirito retrospettivo della composizione alla sua forma: una sequenza di quattro movimenti i cui Allegro angolari racchiudono due tempi lenti di sublime bellezza, sfiorati dalla contemplazione della morte e tuttavia animati da eleganti, quasi civettuole movenze di danza. Il timbro del clarinetto rende in maniera perfetta la struggente nostalgia di questo esempio di scrittura postuma, destinata a sopravvivere al tempo dell’autore. Ma il Trio, sotto la maschera della sua struttura classica, nasconde una visione moderna della forma musicale. I movimenti estremi, ossia l’“Allegro” iniziale e quello conclusivo, sebbene siano concepiti con l’architettura della sonata, esprimono una sensazione di mobilità nervosa, d’incessante trasformazione degli elementi del discorso. Brahms, in effetti, accosta gli elementi della forma con la massima economia, sviluppando il discorso tematico con audaci scorci di prospettiva, senza sprechi di tempo e inutili ripetizioni. Nel Trio c’è spazio anche per la bellezza melanconica della musica, non solo per le intricate figure della speculazione intellettuale. Il lato sensuale emerge nell’“Adagio”, che indulge al fascino della melanconia, ma soprattutto nell’“Andantino grazioso”, dove il clarinetto e il violoncello intrecciano un irresistibile dialogo amoroso, coniato nello stesso metallo dei Liebesliederwalzer.

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