«I soldi venivano avvolti in fogli di quotidiani, nella stanza in cui si trovavano i degenti, nella quale poi il medico passava per la “raccolta”

Scritto da , 25 aprile 2016

Soldi nascosti nei fogli dei quotidiani locali da consegnare al medico. Assenteismo e mazzette al Ruggi tornano all’attenzione della trasmissione televisiva “L’arena” di Raiuno, condotta da Massimo Giletti. I due grandi scandali che hanno interessato il nosocomio salernitano nell’ultimo anno sono stati nuovamente scandagliati nel salotto televisivo, alla presenza di alcuni dei protagonisti delle tristi vicende. In studio, infatti, una dei dipendenti licenziati nell’ambito dell’inchiesta sugli assenteisti, accompagnata dall’avvocato Michele Sarno che la assiste nel procedimento a suo carico. Sono state mostrate le ormai famose immagini della passeggiata sulla spiaggia di Vietri sul Mare che, secondo la Guardia di finanza che ha condotto le indagini, sarebbe avvenuta in pieno orario di lavoro. Secondo il legale della donna, si tratterebbe – nello specifico – di momenti al di fuori dell’orario di lavoro, per la precisione nel corso dei trenta minuti della pausa pranzo. Una tesi che non ha convinto i presenti. In studio anche l’avvocato Sergio Perongini che assiste l’azienda ospedaliero-universitaria nel procedimento in corso e che ha spiegato le motivazioni che hanno portato al licenziamento dei dipendenti coinvolti nell’affaire dell’assenteismo: «La Procura – ha detto Perongini – ci ha consegnato tutti gli atti. In questi vi erano elementi di prova utili a motivare il licenziamento dei lavoratori coinvolti». Il commissario straordinario del Ruggi, Nicola Cantone ha, sempre in merito alla questione licenziamento, spiegato come «i procedimenti disciplinari sono staccati da quelli penali: paradossalmente si potrebbe arrivare ad una assoluzione in sede penale ma al mantenimento della misura disciplinare». Una circostanza che, secondo l’avvocato Michele Sarno, avrebbe potuto far sì che si attendesse l’eventuale rinvio a giudizio della sua assistita prima di procedere al licenziamento. Misura quest’ultima che, al momento, non è stata ancora applicata per quanto riguarda i medici coinvolti nello scandalo delle mazzette chieste ai pazienti oncologici per velocizzare le liste di attesa. Una situazione che parrebbe mettere su due livelli diversi “semplici” dipendenti e blasonati primari come, ad esempio, Luciano Brigante, primario di Neurochirurgia, tra i principali protagonisti dell’ultimo scandalo che ha interessato il Ruggi. A parlare del grave caso è stato anche il presidente dell’associazione “Help tutela e sostegno consumatori”, Lorenzo Forte che ha raccontato di due testimonianze di pazienti che si sono rivolti a lui. Pazienti che hanno parlato anche delle metodologie con cui avvenivano i pagamenti: «I soldi venivano consegnati, avvolti in fogli di quotidiani, nella stanza in cui si trovavano i degenti, nella quale poi il medico passava per la “raccolta”; oppure venivano pagate in due tranche: una prima sempre con la metodologia di giornali, la seconda all’atto della visita di controllo a seguito dell’operazione, all’interno di una busta». Forte ha anche raccontato di come, entrambi i pazienti che si sono rivolti a “Help” non abbiano denunciato quanto accaduto loro: «C’è una sorta di sudditanza psicologica nei confronti di questi medici anche perché – nonostante fosse passato già un anno dall’avvio delle indagini – questi medici continuavano a tenere a visita i pazienti».

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