“I Pisano devono pagare il conto dei rilievi Arpac”

Scritto da , 29 agosto 2016
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di Brigida Vicinanza

“I Pisano paghino il conto dei rilievi Arpac”. Il comitato salute e vita torna sul campo di battaglia contro la società proprietaria dell’opificio di Fratte. In una nota infatti partono all’attacco esprimendo tutta l’indignazione per il conto presentato dall’Arpac: “Il comitato e l’associazione Salute e Vita, avendo appreso che i giusti e importanti controlli effettuati dall’Arpac presso le fonderie Pisano negli ultimi mesi sono costati alla collettività circa 300 mila euro, esprimono profonda indignazione nei confronti dell’imprenditore Pisano. La Proprietà Pisano attraverso azioni illegali e la reiterazione di reati ambientali commessi dal 2004 al 2016, come dimostrato e certificato dalle due sentenze di patteggiamento (2007 e 2015) oltre che dalle recenti relazioni dell’Arpac (2015 e 2016) che si concludono affermando che “esistono situazioni connotate di immediato pericolo e danno per l’ambiente e la salute pubblica” e anche dal sequestro preventivo effettuato il 24.06.2016 dalla Magistratura, ha di fatto sottratto alla collettività risorse e denaro pubblico, costringendo l’Arpac a controlli straordinari che sono costati circa 300 mila euro, senza contare gli altri controlli richiesti e ottenuti dai cittadini, che hanno in più occasioni denunciato il dramma che vivevano. È triste e doloroso per i cittadini che pagano le tasse riscontrare che oltre ai danni creati dalla proprietà Pisano si debbano accollare le spese per i controlli aggiuntivi, una vera e propria beffa”. Il presidente Lorenzo Forte poi fa il suo appello: “Facciamo un accorato appello ai destinatari di questa lettera aperta affinché, secondo le proprie competenze, non solo prendano pubblicamente posizione a favore della nostra richiesta, per non essere per l’ennesima volta vittime delle ingiustizie, ma che soprattutto si adoperino per creare le condizioni per obbligare la proprietà Pisano a sostenere i costi dei controlli che si sono resi necessari a causa dei comportamenti illeciti perpetrati negli anni, naturalmente  non appena ci sarà la sentenza di condanna (oppure di patteggiamento se richiesto dagli imputati e se concesso dai Giudici)”. Una lotta che pare non fermarsi mai, da troppo tempo e per la quale i cittadini chiedono da tanto “giustizia”: “Ricordiamo che siamo cittadini che sono stati esposti alle molestie delle fonderie per troppo tempo e pertanto chiediamo giustizia, partendo dal fatto che chi inquina deve farsi carico dei danni che commette a danno della collettività e dell’ambiente. Infine, in attesa che vengano elaborati gli ultimi controlli finiti venerdì scorso, ricordiamo che per quanto ci riguarda non è cambiato nulla: confermiamo che a tutt’oggi continuano le molestie con miasmi indecenti e la presenza di polveri nere metalliche che imbrattano e danneggiano la qualità della vita dei cittadini. Ci auguriamo quindi che vengano spenti i forni dello stabilimento, come previsto dal provvedimento di riapertura momentanea finalizzato solo a far concludere i controlli, per restituire serenità e speranza ad una comunità devasta dalla presenza di tale stabilimento”. Intanto la proprietà, operai e comitati rimangono col fiato sospeso per i risultati degli ultimi rilievi effettuati sui camini dell’azienda. Risultati che non dovrebbero arrivare più tardi della metà di questa settimana.

 

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