I misteri del Piccolo Teatro Portacatena

Scritto da , 6 Novembre 2021
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L’affidamento di alcuni servizi per la stagione lirica del Verdi ad associazioni i cui componenti del direttivo sono parenti tra di loro o legati a luoghi e mondi del direttore artistico e al suo segretario artistico Antonio Marzullo, l’affidamento dei teatri pubblici senza alcun bando di gara, sono solo alcuni dei punti oscuri che riguardano la gestione del settore cultura e spettacolo da parte del Comune di Salerno. Intrecci e nodi avviluppati, questi, sono da tempo al vaglio della Guardia di Finanza, che sta effettuando delle indagini dopo la denuncia di un esponente del Movimento 5 Stelle, e altri potrebbero interessare, in un prossimo futuro, le forze dell’ordine, se l’inchiesta dovesse allargarsi e approfondirsi. Inchiesta che, come abbiamo più volte, scritto da queste colonne, tocca principalmente la gestione della stagione Lirica del Massimo cittadino, ma che sta attenzionando anche l’affidamento dei teatri pubblici, tutti concessi per affidamento diretto e senza alcun bando pubblico, come, invece, è previsto. Ultimo in ordine di Teatro affidato in maniera diretta è il Piccolo Teatro Portacatena, inaugurato il 20 settembre del 2019, presentato alla cittadinanza dal sindaco Napoli, dal Governatore De Luca, dall’allora presidente Commissione Cultura Ermanno Guerra (che ha seguito in prima persona tutto l’iter che va dalla ristrutturazione, all’assegnazione, fino all’inaugurazione) e dall’allora assessore Willburger, come un contenitore di 60 posti aperto, luce nel buio di quartieri in cui l’attività culturale è soprattutto presidio di legalità, spazio di accoglienza, luogo in cui fare cose insieme. La struttura doveva essere gestita sulla carta da Lab-Laboratorio teatrale e dal Mumble Rumble, insieme ad altre associazioni tra cui Arcoscenico, II Grimaldello, Teatrazione, con Franco Alfano (regista già assessore agli spettacoli della prima giunta De Luca) nel ruolo di coordinatore. Inizialmente la convivenza è andata bene, fino a quando coloro i quali, assegnatari delle chiavi non hanno pensato bene di cambiare le carte in tavola. Quello che doveva essere un teatro aperto a tutti si è ritrovato ad essere un teatro aperto dal lunedì al venerdì. Il sabato e la domenica chiuso, perchè chi ha le chiavi per motivi familiari non poteva, diciamo così, aprire nei giorni in cui davvero un teatro funziona. Ma non è tutto, ad ogni associazione doveva essere garantito l’uso del teatro per i laboratori e per le prove, oltre che per la messa in scena degli spettacoli. Alla fine ad ogni associazione è stata data una sola giornata, con disponibilità di utilizzo della sala solo per due ore e, qualsiasi richiesta di avere un’altra giornata o di aumentare il numero di ore è stata puntualmente rifiutata. Per quanto concerne la messa in scena degli spettacoli, invece, le date andavano concordate in anticipo e, ovviamente, la disponibilità della sala dipendeva dalla disponibilità di chi aveva le chiavi. Insomma, quello che doveva essere in origine un luogo aperto alle attività teatrali e musicali proposte dalle quattro associazioni sopra citate, alla fine si è trasformato in uno spazio gestito da un singolo, che decide e stabilisce giorni orari e tempi in cui gli altri possono usufruirne. Una gestione patriarcale alla quale gli altri devono sottostare e soprattutto alla quale il Comune di Salerno sembra non interessarsi.

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