“I mercati non possono chiudere, noi non siamo untori”. Appello dell’Anva Salerno al governatore De Luca. Il presidente Ciro Pietrofesa chiede un passo indietro della Regione Campania

Scritto da , 3 Ottobre 2020
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di Erika Noschese

“I mercati non possono chiudere”. A lanciare l’appello al governatore De Luca è Ciro Pitrofesa, presidente dell’Anva Salerno che, nei giorni scorsi, ha provveduto a scrivere al presidente di Palazzo Santa Lucia affinchè gli operatori mercatali possano avere la possibilità di continuare a lavorare. I mercatali, di fatto, sono ad oggi quelli più colpiti dall’emergenza Coronavirus: anche dopo il lockdown, per loro la ripresa delle attività è avvenuta lentamente, con una serie di norme da rispettare. Ad oggi, l’ipotesi di una seconda chiusura imposta dai vertici di Palazzo Santa Lucia, come anticipato nei giorni scorsi proprio da De Luca, mette in allarme i mercatali. Da qui l’appello del presidente dell’associazione di categoria Anva Salerno: “Non siamo gli untori del Covid, chiediamo solo di poter lavorare e di non dover subire un’ ulteriore limitazione nel nostro lavoro. Bene le restrizioni e le misure anticovid ma non è pensabile di fermare le attività produttive”. L’ultima ordinanza emessa dal governatore, infatti, conferma la sospensione di sagre e fiere e, in generale, ogni attività o evento in cui svolgimento o fruizione non si svolga in forma statica e con postazioni fisse. “Ancora una volta il commercio su aree pubbliche rimane penalizzato, vorremmo partire analizzando quanto scritto in questo punto, parlando delle fiere e sagre. Come è noto a tutti, l’unica Regione in cui i Comuni non hanno autorizzato nessun tipo di manifestazione, sagre o fiere è la Campana; in tutte le altre regioni si sono tenute regolarmente le manifestazioni, fatte in tutta sicurezza ed applicando tutte le misure di contenimento Covid-19. Non siamo a conoscenza di casi di contagio in queste manifestazioni così come non ne riscontriamo nei mercati. Eppure con questo provvedimento, ad essere penalizzati sono gli operatori ambulanti fieristi campani. 9mila attività, imprese a conduzione familiare che da gennaio 2020 non hanno più lavorato ed oggi rivedono inibite le loro aspettative, pur non avendo causato contagi da Coronavirus”, ha scritto Pietrofesa nella lettera indirizzata a De Luca, specificando che “i contagi fin qui avuti in Campania, a nostro avviso, sono riconducibili a rientri da fuori regione e di persone che per loro fortuna hanno potuto fare una vacanza, da discoteche affollate, con una presenza oltre il dovuto di ospiti, da extracomunitari ospitati in varie zone della nostra regione. Fino ad ora non abbiamo sentito o rilevato nessun contagio nei mercati e in quelle poche fiere o manifestazioni autorizzate che hanno rispettato in pieno le misure anti Covid-19, più volte controllate dalle forze dell’ordine che hanno trovato le nostre manifestazioni rispettose di tutti i protocolli per garantire il massimo della sicurezza”. Da qui l’appello: Presidente, il nostro settore è in ginocchio, molte imprese stanno chiudendo o chiuderanno, non possiamo essere noi gli untori di un virus maledetto. Non si può addebitare alle nostre attività la mancanza di controlli sui cittadini che non rispettano le regole. In questo momento sono a rischio ben 30mila imprese ambulanti in Campania. Gli operatori non hanno altre entrate per sostenere economicamente le loro attività. Le nostre aziende di ambulanti producono ricchezza e lavoro non solo per le 30mila imprese (titolari, collaboratori e dipendenti), ma anche per un indotto economico di circa 70mila imprese e mettere a rischio l’azienda-ambulanti costerà alla Campania ben 80mila posti di lavoro. Chiediamo che i prossimi provvedimenti tengano conto di ciò, diano il ‘via libera’ alle fiere e sagre, alle piccole manifestazioni con tutte le misure di prevenzione Covid-19. In alternativa che si autorizzino i Comuni al rilascio di permessi statici nelle città di origine degli operatori in luoghi più idonei per continuare l’attività ambulante al fine di salvaguardare le imprese e l’economia delle loro famiglie”.

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