I lavori per il Grande progetto Pompei: un esempio per l’Italia. Prima parte del reportage sull’inaugurazione di sei domus, in 7 articoli e 8 foto

Scritto da , 27 dicembre 2015

Le sei domus restaurate I mosaici del pavimento della domus del ricco fornaio Paquius Proculus che tentò anche la scalata al potere candidandosi alle elezioni. oppure la lussuosa domus dell’Efebo, con le sue rifiniture di pregio e le scene nilotiche del giardino per non dimenticare i quadretti erotici. E poi, il laboratorio del possidente tintore Stefanus o quelle più modeste di Fabius Amandio e il Sacerdos Amandus. Tutte e sei tornano allo splendore grazie ad un restauro costato circa 3 milioni di euro del Grande Progetto Pompei.

VISITATORI IN VISIBILIO PER LA TINTORIA DI STEPHANUS E PER I MOSAICI DEL RICCO FORNAIO PROCULO. TUTTO ESAURITO PER LE VISITE GUIDATE neanche un posto dispobile nelle ultime ore per visitare le sei domus innaugurate la Vigilia di Natale. Qui accanto le foto di Michele Amoruso degli affreschi delle bellissime dimore ritornate al loro antico splendore.

 

I lavori per il Grande progetto Pompei: un esempio per l’Italia

Riaperte al pubblico la Fullonica e le cinque case di Criptoportico, Paquio Proculo, Sacerdos Amandus e Efebo. Si tratta di sei strutture ubicate in via dell’Abbondanza, cuore pulsante dell’economia dell’antica città romana. Dopo mesi di minuziosi interventi di restauro, l’inaugurazione è avvenuta il 24 dicembre scorso. Una giornata particolare, scelta forse proprio a voler rimarcare l’eccezionalità dell’evento, percepito da molti un po’ come una sorta di regalo di Natale per il patrimonio culturale non solo italiano ma anche mondiale, perché Pompei è di tutti. A ricordarlo c’è l’Unesco. Il Grande Progetto porta a causa un altro importante risultato ed incassa il plauso della Presidenza del Consiglio. Ricco il parterre dei politici intervenuti: dal premier Matteo Renzi al ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini, dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca al sottosegretario di stato alla difesa Gioacchino Alfano, fino ad arrivare all’onorevole Mario Casillo. Presenti anche l’esponente del Pd Raffaele Migliore e Pasquale Sommese, ex assessore regionale al turismo per il Nuovo centrodestra. Seduti in prima fila il soprintendente degli scavi archeologici Massimo Osanna e il generale dell’Arma dei Carabinieri Giovanni Nistri a capo della direzione generale del Grande Progetto Pompei dal 2012. Ci sarà però un cambio ai vertici. A Nistri subentrerà un altro generale dei carabinieri, Luigi Curatolo. Entusiasta Massimo Osanna. «E’ stato restituito un pezzo di Pompei che da anni non si vedeva e che comprende case di altissimo prestigio affacciate su via dell’Abbondanza. A marzo apriremo altre case in occasione della mostra “Mito e natura”. Si è lavorato in primo luogo sul restauro architettonico, in particolare sulle coperture in calcestruzzo armato, adeguando tutto alle normative antisismiche in vigore dal 2008. Per il recupero degli apparati decorativi sono state utilizzate nuove tecnologie, anche laser, per eliminare tutte le tracce dei vecchi restauri. Nei primi mesi del 2016 metteremo in sicurezza la metà del sito. Entro il 2017 puntiamo al 100%, che è un obiettivo straordinario se si pensa che nel 2000 si parlava solo del 30%. La data del 24 agosto 2017 sancirà la fine del programma straordinario. Inizierà poi la stagione della manutenzione programmata, della quale Pompei avrà bisogno tutti i giorni». Soddisfatto anche il generale Giovanni Nistri: «Il quadro economico post gara di ogni singolo intervento ad oggi non è stato mutato. I tempi di gara sono passati da 360-350 giorni ad una media di 60-50 giorni. Sono stati posti in tutta una serie di filtri che auspicabilmente hanno ridotto le possibilità di movimento della malavita. Abbiamo cercato di evitare questo. Ma solo l’autorità giudiziaria potrà eventualmente chiarire tutto in futuro. Abbiamo cercato di rispettare i crismi della legalità».NUOVO COMMISSARIO IL GENERALE LUIGI CURATOLI

generale Luigi Curatoli, nuovo commissario per Pompei

generale Luigi Curatoli, nuovo commissario per Pompei

IL NUOVO COMMISSARIO IL GENERALE LUIGI CURATOLI: «Continuare nel solco tracciato e rispettare gli impegni»

Con la chiusura del cantiere che ha ridato al pubblico le 6 domus, parla il Generale Curatoli (nella foto), che proprio nel giorno dell’ inaugurazione, segue nell’incarico di commissario straordinario per i beni archeologici al generale Giovanni Nistri, in vista anche dell’apertura di altre domus a marzo. Generale, le è stato affidato un compito difficile… «Sarà nu impegno gravoso, che porteremo avanti con determinazionecome ha detto il Presidente del Consiglio in conferenza stampa» Quali sono secondo lei le difficoltà che troverà sul campo? «Spero di incontrarne il meno possibile. Mi confronterò con il mio predecessore per farmi fare un quadro completo della situazione in modo da essere quanto più risolutivo possibile» E’ necessario che l’Arma dei carabinieri subentri in tutti questi momenti importanti per il paese? «E’ importantissimo che l’arma entri in questi contesti, anche per camminare insieme verso un obiettivo comune». Per i beni culturali, anche in virtù del prosieguo del Grande Progetto Pompei, la guida è stata affidata ad un ufficiale dei carabinieri, anche perchè ormai è noto, l’Arma dà un pizzico di legalità e rigore ad ogni progetto che le viene affidato».

 

 

 

 

«Il Grande progetto Pompei va  integrato. Bisogna fare sistema per tutta l’area»

di Ciro Serrapica

Parla di offerta integrata di sviluppo del territorio, il capogruppo del Pd in Regione, Mario Casillo. Pompei sta vivendo una nuova stagione, non soltanto un rilancio culturale ma anche economico per tutta questa area. E’ necessario fare rete, sistema, tra i vari comuni tra le varie realtà archeologiche dell’ Agro nocerino e dell’area vesuviana. -Diciamo innanzitutto che Pompei, grazie all’intervento del Ministro Franceschini e del governo e passata da 2600000 visitatori a 3200000 visitatori. C’è stato un grande incremento, ed è la dimostrazione che gli investimenti e l’impegno portano a grandi risultati. Questi risultati però devono trasformarsi anche in un risultato economico per il territorio. Bisogna fare rete. Il Grande Progetto Pompei va bene ma va un attimino integrato, va rivisto. Pompei è sempre stata una grande risorsa, ma non deve solo servire per andare in giro a portare il suo nome, ma deve diventare una grande risorsa anche per il territorio circostante. Stiamo lavorando ancora adesso per questo progetto, ed a maggior ragione io che sono di questo territorio, più di altri mi sto dedicando a questo progetto. E’ necessario recuperare anche ospitalità, perchè in queste zone l’ospitalità alberghiera non sempre sufficiente. In queste zone poi molte famiglie si sono attrezzate all’interno delle proprie abitazioni creando Bed&Breakfast. Tra le priorità della Regione, c’è l’ idea di favorire questo tipo di ospitalità e che cosa intende mettere in campo l’ente per aumentare la capienza dei posti letto? «Un po’ quello che dicevo prima. Bisogna fare sistema, bisogna fare rete. Ci sono bed&breakfast ma non c’è una visione d’insieme e strategica. Ogni comune si attrezza di suo progetto senza un progetto integrato. Pompei non può essere frutto di iniziative estemporanee di singoli imprenditori, che certamente ringraziamo per gli investimenti che mettono in campo, ma è ancora poco. C’è bisogno di progettualità. Il Grande Progetto Pompei va bene, ma bisogna perfezionarlo perché deve essere un progetto di insieme, di sviluppo del territorio e non solamente la visione un po’ parziale. Noi abbiamo dato entusiasmo e risalto a quello che era l’intervento di costruzione della stazione di interscambio tra Ferrovia dello Stato e Circumvesuviana, ma non basta solo questo, c’è bisogno di avere un progetto che prevede la nascita di nuovi alberghi, ma non che nascano sporadicamente, devono essere intesi come visione d’insieme. A Pompei deve aumentare la ricettività alberghiera, ma deve aumentare anche l’offerta turistica. Va bene aprire nuove domus, ma c’è bisogno anche di altro. In questi mesi, in Regione, stiamo lavorando su questo». L’obiettivo principale non è soltanto avere più visitatori ma anche allungare i tempi di soggiorno e visita, quindi la necessità per Pompei di collegarsi anche alle realtà vicine è fondamentale «Si. Appunto ci vuole un’offerta turistica integrata. Basta pensare che in una giornata di pioggia, a Pompei un turista non sa cosa fare, quindi si potrebbe pensare alla creazione di un museo. Bisogna trovare un’alternativa agli scavi, che si sa, sono all’aperto. Vicino Pompei c’è tanto: c’è Castellammare, c’è il Faito, c’è Oplonti, Ercolano, tutto potrebbe rientrare in un progetto integrato di offerta turistica e con una visione d’insieme dello sviluppo dell’intero territorio!.

 

 

Un viaggio tra sei stupende domus, tra le più belle della città

Oggi, probabilmente, la chimaeremmo il “corso”, questa era via dell’abbondanza a Pompei con le sue case e betteghe e perfino ville urbane. Di questa stupenda strada, riaperte al pubblico  la vigilia di Natale sei domus di ricchi e potenti pompeiani ma anche di artigiani. Quella dell’Efebo racconta di un ricco signore che ìopo il terremoto del 63 d.C. axquistò e restaurò diverse abitazioni contigue realizzando una sorta di villa urbana. La domus del Criptoportico era una prestigiosa dimora, con le stanze decorate con scene dell’Iliade, pitture di altissima qualità e le terme interne. Dopo il terremoto del 63 d.C. la meravigliosa dimora  venne probabilmente ceduta e trasformata con il criptoportico chiuso e utilizzato come cantina. Su questo tratto di strada, non abitavano solo ricchi ma anche più semplici come Fabius Amandio e il Sacerdos Amandus, con le loro abitazioni più modeste: più piccole ma sempre decorate con raffinatezza.  Imperdibile la visita al laboratorio Fullonica di Stephanus, noto in città per essere uno dei più importanti per il lavaggio e il trattamento dei tessuti scoperti. L’edificio era dotata di grandi vasche in muratura per il risciacquo, alimentate da un flusso di acqua ininterrotto, di bacini di pietra per la tintura, per il lavaggio e la smacchiatura (che veniva fatta con dei particolari tipi di argilla o con l’urina). Al primo piano,  sulle grandi terrazze, le stoffe venivano stese ad asciugare e trattate e una pressa (il torcular), una sorta di ferro da stiro. Stephanus pare fosse anche attivo nell’influenzare le elezioni politiche. E come non sostare a casa del fornaio Proculo (il suo celeberrimo ritratto accanto alla moglie è una delle icone del sito campano ed è esposto a Napoli al Museo Archeologico Nazionale). Per la sua dimora su tre piani, il propiretario aveva voluto un pavimento con stupendi mosaici e un salone e un peristilio con le pareti dipinte con soggetti ‘nilotici’ in omaggio all’egittomania  in voga in quegli anni.  A colpire il visitatore è atrio con un pavimento eccezionale, tra i più estesi e meglio conservati di Pompei, dove spicca il celeberrimo mosaico del cane alla catena fra porte semiaperte a cui seguono riquadri geometrici con animali, remi, timoni, testine umane. Uan visita mozziafiato.

 

Irlando: «Si pianifichi già la manutenzione ordinaria delle opere»

«Il fatto che siano state riconsegnate alla fruizione pubblica, dopo un periodo di restauro, altri sei edifici è certamente una buona notizia. La questione però a mio avviso è anche un’altra. Mi chiedo cosa sarà fatto dopo, quando gli interventi straordinari promossi dal Grande Progetto Pompei saranno terminati. Mi domando se ci sarà quell’attenzione necessaria affinché i risultati raggiunti, in termini di recuperi strutturali, non vadano perduti. Ritengo che l’inaugurazione dello scorso 24 dicembre, avvenuta nella meravigliosa cornice di via dell’Abbondanza, alla presenza di un parterre politico molto variegato, non debba essere letta come un punto d’arrivo ma, piuttosto, come un’occasione per ripartire definitivamente. Bisogna seguire la strada della manutenzione sistematica». Ha le idee chiare Antonio Irlando, assessore alla cultura per il Comune di Torre Annunziata e presidente dell’osservatorio patrimonio culturale, da sempre molto attento alle problematiche che afferiscono alla tutela,  del patrimonio artistico dell’area di Ercolano, Oplonti, Pompei e Stabia. «Molti risultati sono stati raggiunti. C’è da augurarsi che durino nel tempo»                    MarDiPa

 

Cronista di Sydney: «Pompei non si presenta bene»

Impressioni tutto sommato positive quelle della stampa estera in riferimento all’organizzazione della conferenza stampa di presentazione per la riconsegna ufficiale alla fruizione pubblica, dopo la conclusione dei lavori di restauro, dei sei edifici di via dell’Abbondanza. Sono accorsi giornalisti da ogni parte dell’Italia e del mondo. Per l’occasione l’ufficio stampa del Mibact ha coperto persino rimborsato i costi dei biglietti ai cronisti che, per raggiungere Pompei, hanno viaggiato ad esempio in treno. «L’ufficio stampa del ministero dei beni culturali oltre a chiamarmi per confermarmi l’accreditamento per la visita di Renzi, si è sincerato che potessi raggiungere la città e, se fossi stato impossibilitato, mi avrebbero offerto il biglietto in andata e ritorno per la tratta Roma-Pompei». Questo il commento di un giornalista della stampa nazionale. Raccogliendo un po’ di impressioni tra gli operatori della stampa estera, è risultato molto interessante il pensiero di un cronista di Sidney, il signor Desmond O’ Grady, corrispondente per la testata Sydney Morning Herald. In un ottimo italiano, l’australiano ha espresso le sue impressioni. «Gli interventi dei politici sono stati molto interessanti. Hanno tutti pronunciato discorsi molto accattivanti, ad effetto. Speriamo sia tutto vero. Pompei è bella, però non si presenta molto bene. Ci sono molte cose da migliorare all’interno del sito archeologico, soprattutto per rendere più agevole la fruizione. Devo dire inoltre che, arrivando all’ingresso delle antiche rovine, all’istante non ho percepito che ci fosse anche una città moderna a poca distanza». MarDiPa

 

 

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