I giochi musicali del Weird Clarinet Quartet

Scritto da , 23 luglio 2015

 

Dopo l’eccezionale successo di critica e pubblico dello spettacolo “Lucio incontra Lucio”, questa sera, alle ore 20,30, si esibirà a Salerno, nell’incantevole cornice dell’Area Archeologica di Fratte, a formazione di clarinetti con solisti Gaetano Falzarano e Giovanni Liguori

 

Di OLGA CHIEFFI

Un eccezionale e, forse , anche inatteso concorso di pubblico nell’Area archeologica di Fratte ha ieri sera salutato l’anteprima nazionale dello spettacolo scritto dal violoncellista Liberato Santarpino “Lucio incontra Lucio”. Qualche sorriso all’inizio sul monte Olimpo con gli dei greci che decidono di inviare in Italia due i due Lucio per diradare gli orrori della seconda guerra mondiale con la musica e la bellezza, un  incontro mai avvenuto, due percorsi diversi, quelli di battisti e Dalla, e musica le cui pagine e melodie non ingialliranno mai. Sebastiano Somma, in doppia veste di regista e attore, ha significativamente punteggiato il racconto musicale che ha visto l’esecuzione di brani storici quali 4/3/1943, Pensieri e parole, Mi ritorni in mente, La casa in riva al mare, Il mio canto libero, Il gigante e la bambina, Acqua azzurra acqua chiara, Piazza grande, Emozioni, e ancora Come è profondo il mare, e ancora, un medley composto da E penso a te, I giardini di marzo, la canzone del sole, L’anno che verrà, Anna e Marco, Amarsi un po’, Futura, Con il nastro rosa, Caruso e L’arcobaleno, pagine affidate alle voci del Martucci Vocal Ensemble, accompagnate da un sestetto jazz capitanato da Sandro Deidda al sax e Guglielmo Guglielmi al pianoforte, con le scenografie di Luigi Ferrigno e le immagini disegnate di Mariano Soria e Irene Servillo. Cantanti messi un po’ in difficoltà dalle armonie devianti degli strumentisti non nuovi certo a questi omaggi ai due cantautori, e la sicurezza che le classi di basso e percussioni nel nostro conservatorio funzionano splendidamente. Applausi scroscianti del pubblico, due chiamate al proscenio e l’inizio di un tour estivo di di sicuro successo con l’idea di continuare su questi confronti, sfide, stavolta in veste classica magari tra Mozart e Beethoven, ma qui il discorso cambia. Stasera cambio di registro: protagonista del III appuntamento giovedì 23 luglio, alle ore 20.30, nella cornice dell’Area Archeologica di Fratte la XVIII edizione dei “Concerti d’estate di Villa Guariglia in tour”, il festival organizzato dal Cta di Vietri sul Mare, nella persona di Antonia Willburger, in collaborazione con la Provincia di Salerno, il Comune di Salerno, l’Ept, la Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana, il Comune di Cetara, il Comune di Praiano, la Coldiretti-Campagna Amica e l’Associazione Amici dei Concerti di Villa Guariglia, e il conservatorio “G.Martucci”. Agli occhi di chi legge una partitura d’orchestra il clarinetto è solo il terzo dei “legni”, cioè degli strumenti a fiato di legno, partendo dall’alto dopo il flauto e l’oboe. Storicamente risulta quarto, poiché la sua invenzione segue quella del flauto, dell’oboe e del fagotto. Ma al suo arrivo, agli inizi del Settecento, il clarinetto completò la sezione dei legni, aggiungendo un colore particolare alla tavolozza messa a disposizione dei compositori, riempiendo un vuoto che molti avevano avvertito per tanto tempo. In scena ci saranno ben sei componenti del Weird Clarinet Quartet, Roberto De Caro e Bruno Fierro al clarinetto in Si bemolle, Francesco Abate che si dividerà tra il piccolo in Mi bemolle e quello in Si Bemolle e Vincenzo Cuomo al clarinetto basso con solisti  Giovanni Liguori e Gaetano Falzarano docente del nostro conservatorio. Il programma principierà con una pagina di Percival dal titolo Strauhorn, dalla vivida e spontanea invenzione, prima di inaugurare la sequenza delle trascrizioni a cominciare dal celebre “Intermezzo” dalla Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni con i diversi movimenti dei temi contrastanti, i modi arcaici evocativi delle melodie, i temperamenti offerti dallo scivolio cromatico, i colori chiari della natura, rispecchianti quelli della fatalità amorosa e gli oscuri pugni dei bassi che muovono il sangue, una pagina, questa, che si espande rinforzando, ondeggiando, come il vento e gli stessi sentimenti umani, che fluttuano per i loro ciechi labirinti. Gaetano Falzarano in qualità di solista eseguirà il pezzo obbligato del diploma di clarinetto, il Concertino op.26, in Do min/MiBemolle maggiore composto da Carl Maria von Weber. La produzione strumentale di Weber distribuita su di un arco parallelo a quello operistico, costituisce quasi, di quest’ultimo, la punteggiatura. L’animazione specifica dei colori, lo sbalzo fisiognomico di personaggi che si chiamano fagotto o viola e su tutti il clarinetto, attraggono il meglio delle energie weberiane. In questa pagina il virtuosismo si fa sinonimo di progressiva esplorazione al limite, preparando il concetto di sfida trascendentale ai mezzi fisici, di cui si approprierà la fase più matura del romanticismo musicale. La prima parte della serata verrà chiusa dalle “Metamorphosis” di Michele Milone, un brano in cui potremo apprezzare l’ecletticità del timbro di questo strumento, diventata celebre nelle due versioni strumentali di Count Basie e per stare in tema, di Benny Goodman, che la eseguì nello storico concerto del 1938 alla Carnagie Hall, in cui bianchi e neri suonarono insieme nel tempio della musica. Finale affidato al Felix Mendelssohn Bartholdy innamorato del colore del clarinetto con i due Konzertsuck n°1 op.113 e n°2 opus 114, per clarinetto, corno di bassetto e pianoforte, composti a Berlino nell’inverno del 1832-1833, dedicati a due amici per esecuzioni familiari, il virtuoso clarinettista Heinrich Barmann e suo figlio Karl che suonava il bassethorn, nell’orchestra dell’Opera reale di Monaco. I due lavori sono articolati in tre movimenti che sfociano direttamente uno sull’altro e che mostrano, ancora una volta, il notevole influsso di Weber: ad un movimento iniziale assai impetuoso, fa seguito un lento spirituale, mentre il terzo tempo offre ampi squarci virtuosistici, tali da far brillare l’abilità esecutiva degli interpreti. L’autografo dell’op.113, reca il titolo curioso “Die Schlacht bei Prag. Ein grosses Duett fur Damfnudel oder Rahmstrudel, clarinett und bassethorn” (la battaglia di Praga. Grande duetto per panino al sapore di strudel con panna, clarinetto e bassethorn).

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