I dieci anni il Museo Fotografico Aldinoss

Scritto da , 27 Settembre 2021
image_pdfimage_print

Ha compiuto dieci anni il piccolo, ma valido Museo Fotografico, Aldinoss, posto al 239 di Corso Vittorio Emanuele a Nocera Inferiore, aperto, per passione, da Aleardo Di Nosse cui è allegata anche una biblioteca. Museo reale e non virtuale, come egli stesso spiega, visitabile da chiunque sia appassionato, o anche solo curioso, della fotografia e della sua evoluzione. Per il decennale la collezione è stata arricchita con la Kodak N.5 Improved: una delle primissime fotocamere a soffietto della Kodak che scatta foto da cm 13×18, prodotta in 4900 esemplari dal 1894 al 1896; funzionante e in condizioni eccellenti. Le vetrine sono piene di oggetti davvero particolari, che possono essere ammirati, senza però (ovviamente), prenderle tra le mani. Tra questi, oltre 150 apparecchi fotografici e da proiezione, numerosi accessori e compendi tecnici, dagherrotipi, ambrotipi e ferrotipi. Si nota, evidentemente, che la collezione ha richiesto anni e che, di anno in anno, acquista più valore. Incantano le numerose vetrine, dove ritroviamo apparecchi fotografici antichi, che per tanti, amanti della fotografia, possiedono un fascino senza tempo, eterno e non possono più essere considerati soltanto oggetti in quanto sono, infatti, capolavori di alta tecnica, esteticamente inoltre molto più accattivanti di ogni macchina fotografica oggi disponibile in commercio. Occorre non dimenticare che quelle esposte, sono state probabilmente scelte in passato dai più importanti fotografi al mondo e anche per questo motivo assumono un fascino incredibile. Non possiamo elencare tutti i modelli esposti, con le loro caratteristiche, ma basti dire che ce ne sono alcuni che nessun collezionista vorrebbe non avere nelle proprie vetrine. D’altra parte come non ricordare quelle che hanno fatto, infatti, la storia della fotografia. Basti pensare alle prime macchine fotografiche “compatte”. Una vera rivoluzione per l’epoca. Difatti, chiunque avrà visto, almeno in fotografia, o in un film, le scene dove comparivano quelle macchine fotografiche di immense dimensioni, decisamente adatte ad un fotografo professionista che le teneva nello studio, per cui non era possibile scattare delle foto come noi oggi siamo abituati. Tuttavia, osservando quelle esposte nel Museo possiamo annotare l’arrivo sul mercato delle prime macchine compatte e di quelle, sempre più tecnicamente valide, che potevano essere utilizzate anche dal privato cittadino. Proiettandoci nel passato, osservando le fotografie “formato tessera”, o i ritratti di famiglia, ricordiamo come sia stato decisamente un momento storico, una vera rivoluzione, quando cominciarono ad apparire gli apparecchi fotografici che sono esposti nelle vetrine. Pensiamo ad una Kodak Brownie, che arrivò sul mercato i primi anni del Novecento con il nome box. In realtà si trattava, di una semplice scatola, i cui primi esemplari erano persino realizzati in cartone, con una lente su un lato. E’ incredibile pensare che ciò permise alla Kodak di porla in vendita al costo di appena un solo dollaro. “Tu premi il bottone, noi facciamo il resto”, fu, difatti lo slogan scelto. Di ben altra levatura sono gli apparecchi fotografici che si possono ammirare nel museo. Ma non vi sono soltanto quelli. È importante annotare che sono molte le spiegazioni che accompagnano l’esposizione, tali da far penetrare anche la persona meno coinvolta nella storia del materiale esposto, come, ad esempio, la storia stessa della fotografia, cioè del perfezionamento dei due procedimenti: 1) ottenere l’immagine nella camera oscura (cosa che ci riporta al Caravaggio o alle disquisizioni su quanti pittori la usassero, compreso Vermer.) 2) Quello inteso a fissare fotochimicamente l’immagine, poiché lo sviluppo della camera oscura ha preceduto di molti secoli quello del materiale sensibile. Tra gli apparecchi fotografici “da studio”, di cui si parlava prima, nel museo sono esposte alcune imponenti” fotocamere da studio”, chiamate anche “banco ottico”, “chambre d’atelier” in francese e “studio camera” in inglese. Nelle note del creatore del museo, tra cui quella aggiunta per celebrare il 6° anniversario del museo, ossia un’imponente fotocamera da studio. Mancando la targhetta, Di Nosse chiarisce di non avere certezze del suo costruttore, ma presume che sia stata realizzata da Luigi Piseroni. Non mancano i consigli sul modo con cui si può giungere al nome del costruttore delle stesse, di individuare parti metalliche, spesso personalizzate, utilizzate per collegare i pezzi di legno della fotocamera. La collezione prevede tra l’altro: fumetti, giochi da tavolo, giocattoli, cartoline, porcellane, bronzi, mini assegni, pagelle scolastiche, tessere fasciste, letterine augurali, fotografie interessantissime e persino fiammiferi.

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->