“I casi sono due” inaugura la rassegna teatrale del San Demetrio

Scritto da , 8 Febbraio 2019
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Questa sera, alle ore 20,30, sarà di scena la compagnia Il Sipario di Agropoli, protagonista della commedia di Armando Curcio

Riparte questa sera, alle ore 20,30, la rassegna teatrale del Teatro San Demetrio, il cui ricavato va alla cassa per le attività della parrocchia. Un cartellone, quello proposto dal San Demetrio, vario e interessante che alterna proposte di testi originali, come “I casi sono due” di Armando Curcio per la regia di Piero Pepe, la pièce teatrale che aprirà oggi la rassegna, proposta dalla compagnia Il Sipario di Agropoli, a testi classici, capolavori della letteratura mondiale come “Il berretto a Sonagli” di Luigi Pirandello, che la compagnia “Del verde e Del Blu” porterà in scena il 22 febbraio. Il San Demetrio ha scelto di proporre soltanto compagnie di Salerno e provincia per un cartellone che soddisfi però tutte le preferenze: dal teatro classico in lingua napoletana, ancora un capolavoro questa volta di Eduardo De Filippo, “Gli esami non finiscono mai” per la regia di Marco De Simone , compagnia “Le voci di dentro” in scena il 12 aprile, a testi teatrali più di tendenza come quello proposto dalla compagnia Samarcanda di Battipaglia, “Serata omicidi”, un testo di Giuseppe Sorgi , in scena il giorno della festa della donna, l’8 marzo, e “Il morto è vivo” di Oreste De santis , crime story in salsa comica e in napoletano, in scena a marzo per la regia di Marigliano e Memoli . Da segnalare ancora un testo del teatro contemporaneo, “Avendo, partendo, pagando” una commedia dalle sfumature drammatiche scritta da Nino Taranto e Gaetano Di Maio , adattamento e regia di Angelo Di Vece , in scena con la compagnia Ipercaso di Montecorvino Rovella a maggio. Questa sera, saluteremo in scena Sergio Iodice, Umberto Anaclerico, Pierpaolo Iorio, Emilio Benevento, Marisa Esposito, Francesca De Padova, Rosario Iodice e Antonio Giacco in questa vicenda è ambientata nella Napoli degli anni ‘40, in casa del barone Ottavio Del Duca e della moglie Aspasia. I due coniugi vanno d’accordo ma le loro giornate, pur senza screzi, procedono mestamente verso la vecchiaia, senza la consolazione di un figlio, di un erede, che non hanno potuto avere.  La baronessa sublima l’istinto materno nelle esagerate attenzioni verso il vecchio cane; il barone invece somatizza la frustrazione in una serie di malattie psicosomatiche. Finché si decide a rintracciare un figlio illegittimo, nato dalla fugace relazione con una cantante. Quando l’improbabile investigatore contattato dal barone dichiara di aver scoperto l’identità del ragazzo le cose sembrano cambiare, ma la situazione prende subito una piega inattesa: diverse circostanze e coincidenze indicano che l’erede è il cuoco di casa Del Duca, Vincenzo Esposito, bugiardo matricolato e furbone patentato, che si trova così improvvisamente elevato al rango di baronetto. Vincenzo, acquisito il nuovo status di nobile, non perderà occasione per vessare la servitù e sfoggiare un comportamento tutt’altro che aristocratico; la situazione non può dunque che esplodere in una catena di equivoci e rovesciamenti, dove camerieri, cuochi e maggiordomi assistono ad un via vai di figli e cani, legittimi e illegittimi, confusi o morti. “I casi sono due” è un capolavoro di intelligenza e comicità, ricco di colpi di scena che si susseguono fino all’ultimo minuto dello spettacolo, dove un finale imprevedibile e un po’ malinconico riconcilia tutti i fili della trama.

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