I 100 anni di nonno Vito

Scritto da , 19 agosto 2016
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Si chiama Vito Nicola Tozzi il centenario salernitano che, il 24 novembre 2016, supererà un secolo di vita raggiungendo quota 101 anni. Originario di Rapone, in provincia di Potenza, è un ex insegnante delle scuole primarie, che ha vissuto tante emozioni, paure, gioie e sofferenze superando, con la calma che lo contraddistingue e l’affetto dei suoi cari, ben due guerre mondiali.

Nato nel 1915, perse piccolissimo il padre verso la fine della prima Grande Guerra, e dopo vari anni lavorò come commissario prefettizio, poi vicesindaco e fiduciario della scuola dove insegnava, a Rapone. Grande appassionato di sport, giocava come calciatore nella squadra del suo paese e amava le lunghe passeggiate; ancora oggi è sempre vigile e in gran forma, e nella sua vita ha sempre letto molto.

Attualmente vive con la sua famiglia (la moglie, Giuseppina Gonnella, 92 anni, i figli e i nipoti) a Salerno, dove si è trasferito tanti anni fa.

«All’epoca della Seconda Guerra Mondiale fui arruolato nel corpo del Genio militare, come addetto alle trasmissioni, e intorno al 1943 scappai a piedi dall’Albania attraversando tutta la Jugoslavia, compiendo un breve tragitto in mare e raggiungendo la mia casa da solo» racconta. «All’epoca si mangiava carne una volta all’anno, poi pasta, legumi e patate per mantenersi in forze».

Uno dei suoi figli, Giuseppe, spiega che Vito Tozzi «ha superato anche un intervento e due epiteliomi alla testa, ma è sempre stato una persona positiva, molto paziente e per nulla apprensivo, che ha sempre affrontato tutte le difficoltà con la dovuta calma e freddezza. Da giovane amava girovagare col suo gruppo di amici, percorrendo anche tanti chilometri al giorno».

In merito allo stile di vita, il signor Vito Tozzi consiglia anche ai giovani d’oggi «una vita moderata anche nell’ambito lavorativo, sostanzialmente sana, praticando tanto sport senza fare però sforzi eccessivi, e senza abusare mai di nulla».

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1 Commento

  1. Ferdinando

    21 agosto 2016 at 20:20

    È bello vedere con i suoi cari il mio Maestro. È bello pensare ai tempi in cui mi ha insegnato, insieme a quella banda del 1952, a scrivere, essere educati, a vivere onestamente. Insegnamenti che porto con me nel cammino della mia vita. Grazie “Signor Maestro”. Ti voglio bene.
    Ricciardi Ferdinando

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