I Pisano e l’idea di fermare la produzione della fabbrica

Scritto da , 26 giugno 2016

di Andrea Pellegrino

Il sequestro delle Pisano ora dovrà essere convalidato o meno dal Gip. Solo da allora i legali degli indagati, ed in particolare dei proprietari, valuteranno l’eventuale ricorso al tribunale del Riesame per la richiesta di rimozione dei sigilli. Il tutto mentre il 6 luglio si discuterà il ricorso al Tar presentato proprio dai Pisano contro il provvedimento di riesame dell’Aia avviato dalla Regione Campania. Ma al di là delle procedure, alla base il problema c’è. Ed è pure grosso. Ora più che mai che la Procura di Salerno ha colpito al cuore della vicenda, contestando l’Aia emessa nel 2012 ed iscrivendo sul registro degli indagati il dirigente regionale Antonio Setaro che all’epoca dei fatti seguì l’iter per il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale, che ottenne, secondo la ricostruzione dei fatti, il via libera del Comune di Salerno ed un silenzio (assenso) da parte dell’Asl. Azienda sanitaria che in quanto a silenzio pare che batta tutti i record nelle vicende più spinose della città, Fonderie comprese. Aia del 2012 che a quanto pare era già sotto la lente d’ingrandimento della Procura della Repubblica (pm Olivieri) e finitaci nuovamente con l’apertura del fascicolo (nel 2014) che venerdì ha portato al sequestro cautelare d’urgenza. Sullo sfondo non si esclude neppure che i Pisano possano chiudere definitivamente i battenti e semmai riconvertire l’area e costruirci il solito centro commerciale o un bella palazzata d’appartamenti. Con un bell’addio ai lavoratori che sostanzialmente sono stati poco tutelati dai sindacati, ed in particolare dalla Cgil. Analizzando i problemi, il primo riguarda proprio la delocalizzazione. Il 30 giugno il Ministero dello Sviluppo Economico ha convocato Regione Campania e proprietà. Secondo indiscrezioni al tavolo ci saranno i Pisano, l’assessore regionale alle attività produttive Lepore e i vertici di Invitalia. Sul tavolo tutte le proposte di delocalizzazione dell’azienda. E questo è il secondo problema. Il sito in tasca, annunciato senza svelare il luogo, ha tutto il sapore del bluff. Fino ad ora la società dei Pisano ha incassato solo no. A Giffoni Valle Piana il Comune ha vinto anche al Tar ed ora Pisano tenta la carta del Consiglio di Stato che si riunirà a febbraio; risposta negativa anche dal Comune di Buccino e forti polemiche si sono già scatenate a Pontecagnano Faiano dopo l’assist da parte del primo cittadino Ernesto Sica. Insomma spostare le Fonderie Pisano da Fratte potrebbe essere una missione impossibile.

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