Hotel Bristol, Meluzio e Mastrolia: una vicenda giudiziaria ormai ventennale

Scritto da , 19 febbraio 2015

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Mastrolia, Meluzio, Magistratura: sono le tre “m” attorno alle quali, dal lontano 1996, si sviluppa la lunghissima vicenda relativa all’hotel Bristol, l’imponente albergo ubicato lungo la strada statale 18, fallito misteriosamente nel 1996.

La quarta “m”, quella di mazzata, arrivata già dai giudici di primo grado in occasione della sentenza del 2009, è tornata prepotentemente alla ribalta in questi giorni, e precisamente martedì scorso, quando la corte d’appello del tribunale di Salerno ha confermato le condanne dei primi pronunciamenti giudiziari: 5 anni di reclusione per ilpater familias, il 68enne Antonio Meluzio, 2 per la moglie, Pierina Pappalardo, e per il figlio, Morgan, e 30 mesi per Angelo Mastrolia – che è proprio quello della Centrale del Latte –; una condanna a 32 mesi di reclusione, invece, è stata comminata a Frederik Rogers Junseng, socio elvetico del numero uno della Newlat.

Era il 1996 quando la famiglia Meluzio, proprietaria del glorioso ostello, dichiarò il fallimento della Hotel Bristol srl: non si trattò, dunque, di un crack riguardante esclusivamente il palazzo della ss 19, ma della bancarotta di una società con ingenti patrimoni che ammontavano a miliardi e miliardi di lire.

La vicenda, però, non passò inosservata agli occhi della procura di Salerno, che volle andare più a fondo: non sfuggì, infatti, un dettaglio tutt’altro che irrilevante, relativo a una fideiussione di ben 75 miliardi, che i Meluzio avrebbero prestato a sé stessi.

L’ingente somma, dunque, sarebbe finita direttamente nelle casse della Departures, la holding familiare che per anni – poi è fallita anche quella – avrebbe coordinato gli affari dei Meluzio nel campo edilizio. Tutto ciò, a detta degli inquirenti e delle toghe dei primi due gradi di giudizio – sarebbe alla base di uno scenario di bancarotta fraudolenta.

E Mastrolia e Junseng? I due, stando a quanto emerso dalle indagini, sarebbero colpevoli di aver incamerato beni di proprietà dei Meluzio in tempi strani: da ciò, l’accusa di concorso in bancarotta.

C’è una quinta “m”, poi, a intorpidire ulteriormente un quadro che già di per sé si rivela poco nitido: si tratta della “m” dei Maiale, clan camorristico, da anni in affari con i Pecoraro di Battipaglia, affiliato alla confederazione camorristica della Nuova Famiglia di Carmine Alfieri, per conto del quale, secondo gli uomini della procura, i Meluzio avrebbero riciclato denaro di losca provenienza.

«Il fallimento della Hotel Bristol srl – dichiarò Mastrolia nel 2008 – è stato revocato nel 2003»: i fatti – oltre che i verdetti – non sono del suo stesso avviso.

Sempre nel 2008, il 23 novembre, l’hotel Bristol fu incendiato: i carabinieri parlarono di pista dolosa, ma ancora oggi non v’è alcuna certezza circa l’enigmatico incendio. Sesta “m”: mistero.

 

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