Harry Potter e i Doni della Morte: il racconto che ha stregato il mondo

Scritto da , 13 marzo 2018
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di Marina Pellegrino

Oggi, su Italia 1, in prima serata, andrà in onda l’ultimo capitolo della saga del mago più famoso di tutti i tempi: Harry Potter e i Doni della Morte (Parte II). Dal genio creativo di J.K.Rowling, Harry Potter è una storia che ha appassionato, e ancora tutt’oggi affascina, un pubblico di tutte le età. La saga, composta da sette libri che narrano la vicenda del giovane mago sin da bambino, è di certo una delle più celebri in ambito fantasy degli ultimi 20 anni, grazie ad una trama coinvolgente, una scrittura scorrevole e degli intrecci narrativi magistralmente sviluppati dalla brillante e fortunata scrittrice. Harry Potter è un giovane mago, allievo della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, sopravvissuto alla maledizione senza perdono di Lord Voldemort, il mago più cattivo e temuto di tutti i tempi, grazie al sacrificio di sua madre e suo padre, due maestri delle arti magiche, morti per salvargli la vita. Accompagnato dai suoi fedeli compagni di studio, Ron Wesley ed Hermione Granger, Harry Potter incontrerà durante il suo cammino magico, numerosi nemici, adepti del Signore Oscuro, che in ogni modo tenteranno di ucciderlo, ma anche fedeli amici e consiglieri, come il preside della scuola di Hogwarts, Albus Silente, ed il suo padrino Sirius Black, che lo aiuteranno a sconfiggere per sempre Voldemort. Nell’ultimo libro, dal quale sono stati realizzati ben due film, Harry, seguito da Ron ed Hermione, va alla ricerca di sei oggetti chiamati Horcrux, dopo aver scoperto, nel capitolo precedente, che Lord Voldemort ha in passato volontariamente diviso la sua anima in ben sei pezzi, distribuiti in sei oggetti cari al mago oscuro, per rendersi invulnerabile ed immortale. Nella fattispecie, nella pellicola de I Doni della Morte (Parte II), diretta dal regista David Yates, il giovane mago dagli occhiali tondi, ad un passo dalla vittoria, scopre di essere egli stesso un Horcrux, per cui, possessore inconsapevole di una parte dell’anima di Voldemort, Pronto a morire per il bene dell’umanità, Harry si presenta al cospetto del Signore Oscuro per farsi uccidere, e con lui l’ultimo Horcrux, ma il ragazzo non morirà, poiché egli è il proprietario dei tre doni della morte, ovvero il mantello dell’invisibilità tramandatogli dal padre, la pietra della resurrezione custodita nel boccino d’oro conquistato nella sua prima partita del gioco dei maghi, il Quidditch, ed infine la bacchetta di sambuco, la bacchetta più potente di tutte. Questi tre oggetti fanno di Harry il padrone della morte, che risvegliatosi dall’attacco mortale fallito inferto dal nemico, è pronto per il duello definitivo che si conclude con la vittoria del ragazzo che dopo aver ridotto in cenere Voldemort, riporta finalmente la pace nel regno magico. Un film ricco di pathos e colpi d scena, impreziosito da fantastiche ambientazioni e da una accurata fotografia, che emoziona ed intriga lo spettatore lasciandolo letteralmente incollato allo schermo. Ovviamente, anche la musica ha una componente speciale nella riuscita dei film, donando all’atmosfera narrativa una ulteriore dose di magia. La celebre melodia in MI minore, composta da John Williams in occasione del primo capitolo cinematografico Harry Potter e la Pietra Filosofale, variata e ripresa in diversi ritmi e tonalità, durante tutti e sette film, è il tema di riconoscimento di Harry, dalla struttura lineare e dall’impatto uditivo immediato. Ne I Doni della Morte (Parte II), le musiche, composte da Alexandre Desplat, sono più massicce e armonicamente complesse, rappresentazione di tormento e battaglia, con un organico orchestrale quasi sempre completo, fatto per la maggior parte di ottoni e archi bassi. Drammatica e commovente è la scena della morte del professore Severus Piton, legato ad Harry poiché da sempre innamorato della madre. Prima di morire, Piton dona le sue lacrime, pregne di ricordi del passato, ad Harry, che mostreranno al ragazzo la scena della morte della madre e la disperazione del professore per non essere riuscito a salvare l’amore della sua vita. La musica in questa scena è carica di dolore, fatta di note lunghe che fanno da tappeto ad una marcia funebre, lenta ed inesorabile, preludio di un assolo, in controcanto, del violoncello, che vibra in un crescendo dinamico senza pari, aumentando la carica emotiva con l’aiuto della sezione degli archi acuti, fatta di cromatismi ed appoggiature musicali di lamento, fino al climax, realizzato da un piano subito di tutta l’orchestra nella tonalità di re minore, che piano piano si spegnerà in un la minore finale, tonalità d’impianto del brano, triste e rassegnato. La scena finale del film, ambientata 19 anni dopo la sconfitta di Lord Voldemort, si svolge nella stazione di King’s Cross, sul binario 9 e ¾, dove Harry accompagna suo figlio sui binari del treno che lo porterà ad Hogwarts. La musica proposta è la stessa dei finali del primo e del secondo film della saga, un mix dei temi di John Williams, eseguiti da una tromba, in piano, nella tonalità di SI bemolle maggiore, che si dirige in un tutti orchestrale grandioso, trionfante e da pelle d’oca, ricco di virtuosismi, abbellimenti e fioriture, degno finale di una saga intramontabile che è entrata a far parte di diritto tra le più belle storie di magia di tutti i tempi.

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