Gps, celle telefoniche e videocamere hanno incastrato Pasquale Rainone

Scritto da , 15 dicembre 2017
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Pina Ferro

Ad inchiodare Pasquale Rainone, l’autotrasportatore di Mercato San Severino, vicino al clan Genovese, arrestato l’altro ieri dai carabinieri di Avellino con l’accusa di distruzione di cadavere, vi sono i dati forniti dal Gps. Dati esaminati dettagliatamente dagli investigatori irpini su mandato della Procura di Avellino. I dati del Gps sono stati poi incrociati con  i tabulati telefonici, le celle agganciate e le immagini delle telecamere presenti sulla zona di Banzano e nel tratto che conduce fino in località Serre, dove fu rinveniuta l’auto bruciata con all’inteno il cadavere di Michele Tornatore.
Gli investigatori nel corso delle indagini hanno appurato che alle 20:11 del 4 aprile la Mini Cooper condotta da Pasquale Rainone, dove si trovava anche un’altra persona, probabilmente Francesco Vietri (arrestato quanlche tempo fa), è  partita dal deposito ubicato Contrada Cimitero di Banzano insieme alla Nissan Almera di Tornatore,  viaggiando a una distanza di circa 100 metri, fino a raggiungere, percorrendo la strada provinciale 18, la discarica comunale di Loreto del comune di Contrada in tale località è successivamente  avvenuto l’incendio della Nissan Almera e la distruzione del cadavere. Non è l’unico dettaglio che riguarda la vettura del trentenne finito in manette. Alle 20.32 infatti, la Mini di Rainone si ferma per qualche secondo proprio in prossimità della curva dove i militari del Nucleo Investigativo di Avellino hanno successivamente rinvenutola scatola nera che si trovava nella parte anteriore della Nissan Almera di Tornatore. Tutti dettagli che hanno convinto il Gip ad emettere la misura cautelare nei confronti del trentenne. Oggi Rainone dovrà comparire davanti al magistrato che ha emesso la misura cautelare. Il trentenne è difeso dal penalista avellinese Marino Capone.
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