Gli scorpioni di Macbeth

Scritto da , 8 febbraio 2016

 

A quattrocento anni dalla morte di Shakespeare una riflessione sul personaggio più noto

 

Di BRUNELLA CAPUTO

Salve Macbeth, che sarai re.

Venite spiriti portatori di pensieri di morte.

Salve, tu che sarai re, Macbeth.

E se dovessimo fallire?

Noi non falliremo.

Macbeth è la più breve, ma sicuramente più intensa, delle tragedie di Shakespeare. Personaggio a metà tra paura e follia, si muove perfettamente sul palcoscenico teatrale (ricordo la bellissima versione di Gabriele Lavia di qualche anno fa), ma adatto anche alla trasposizione cinematografica (l’ultimo film uscito con protagonista Michael Fassbender è straordinario). La follia al cinema e a teatro viene resa da molti personaggi e  in tanti modi, ma Macbeth è il personaggio con la follia più agghiacciante: la sete di potere.  Sì, perché c’è follia nella sete di potere, senza dubbio, come in Macbeth e nel suo alter ego: una donna. La sua mente è piena di “scorpioni”, avanza a tal punto nel sangue che non c’è più ritorno. Avanza, per la sua sanguinosa ascesa al trono di Scozia. La tempesta furiosa con cui si apre la tragedia è il segnale evidente dell’irrazionalità della sua mente. Tre streghe gli predicono il futuro e non poteva essere altrimenti.  Tre streghe, tre donne. Donna è anche chi lo dominerà nella follia, ammalandosi di follia, ammalandolo di follia. La sete di potere nasce da una donna, Lady Macbeth. È lei che decide di assassinare il re Duncan. È lei che trama la tela della distruzione, che sarà poi un’auto distruzione. Macbeth è completamente sottomesso alla moglie e si caratterizza come una figura perdente, piena di dubbi e paure. Inizialmente non vuole uccidere il re, ma poi cede. Il suo successivo crollo psicologico è insolito e anch’esso perverso. Macbeth è ossessionato dalla colpa, ma è incapace di pentirsi. Nel sangue e col sangue Macbeth diventa re. Un re con una mente posseduta dalla follia. Vede fantasmi e il suo equilibrio psichico già precario non regge questa che potrebbe anche essere definita un’emozione. La visione di un fantasma può essere un’emozione perversa e troppo grande da sostenere. La sua anima tormentata diventa allora preda del terrore. Ma la sua mente è sempre lì, al limite della follia. Tornerà così a consultare le streghe. Ancora loro, ancora donne, ancora lucida follia. Ottiene tre profezie, tremende e nere come il colore della sua anima. La sua volontà vacilla. La sua anima “altra”, abitante il corpo di sua moglie, prende il sopravvento. La sua anima oscura, quella contro cui combattere, ma verso cui non si riesce a combattere, quella che racchiude il male,  in ognuno. La folle simbiosi tra le due anime penetra nel futuro predetto dalle streghe. Penetra a tal punto da generare ulteriori mostri nella mente delle due anime di Macbeth. Due anime in pena, destinate a finire, una per mano propria e l’altra per mano altrui. Finire.  Uccidere un re era un atto perverso contro Dio, per la Scozia del Medio Evo, che porta allo scoperto la nascosta e forse innata schizofrenia  di sua moglie, l’altra e vera anima di Macbeth, signore di Glamis,  che scrisse col sangue la sua storia di re.

 

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