Gli esclusi pagano i loro precedenti politici

Scritto da , 14 giugno 2016

di Andrea Pellegrino

A Palazzo di Città si respira un’aria pesante. Tutt’altro che di festa. I malumori dei consiglieri comunali di maggioranza tengono banco fin dalla comunicazione della giunta che questa mattina, con molta probabilità, potrebbe essere formalizzata. Gli esclusi pare non abbiano nessuna intenzione di deporre le armi e si pensa che alla prima occasione utile – già durante il Consiglio comunale d’insediamento – potrebbero far sentire la propria voce. O il proprio voto.
La vicenda Paky Memoli sembrerebbe quella più spinosa. Non fosse altro che dopo venti anni o più di governo De Luca, per la prima volta un consigliere comunale di maggioranza affigge un manifesto pubblico di dissenso. Ma la Memoli avrebbe pagato sostanzialmente il suo passaggio da destra a sinistra. In pratica il salto di coalizione alla dottoressa, eletta nel 2011 con la civica confezionata da Lello Ciccone, non avrebbe portato nulla di buono. Se non uno sguardo sospettoso da parte dell’entourage deluchiano che dati alla mano ha costruito a tavolino la sua maggioranza. Scorrendo la lista dei malpancisti, nulla da fare neppure per Corrado Naddeo che pure paga il suo precedente a destra. Sarà lo stesso per Pietro Stasi, primo degli eletti della lista dei Moderati che a pochi mesi dal voto di Salerno, si sono riscoperti amici di Vincenzo De Luca e, quindi, di Enzo Napoli. Con molta probabilità resteranno a bocca asciutta. Negli ambienti stretti la frase è sempre la stessa: «Chi ha tradito (politicamente) una volta, tradisce sempre». Cosa per diversa per i loro che sono caduti sulla via delle urne. E’ il caso di Antonio D’Alessio, presidente uscente del Consiglio comunale che lascerà il posto a Sandro Ferrara. D’Alessio, oltre la vicinanza al deputato dem Tino Iannuzzi, paga la gestione durante le fasi della decadenza del sindaco De Luca, ai tempi dell’incarico del governo Letta. Fu lui a tracciare la linea durante quei giorni frenetici e complessi, anche contrastando in alcune circostanze l’allora sindaco De Luca.
Paga la sua autonomia anche Horace Di Carlo che, benché eletto per quattro volte consecutive in Consiglio comunale, resta ai margini e fuori, dunque, dal cerchio magico deluchiano. Ancora c’è Ermanno Guerra, ex assessore alla cultura che sognava di fare il sindaco, proprio nei giorni della decadenza di Vincenzo De Luca. Per lui forse un ripescaggio potrebbe esserci con una presidenza di una società regionale. Ma la strada da compiere è ancora lunga e tortuosa. Poi ci sono i nuovi che attendono e sperano in un incarico e che avrebbero opzionato già tutti i posti migliori nelle commissioni consiliari che verranno. Resta confermato, quasi certamente, l’incarico di capogruppo dei Progressisti per Luca Sorrentino, mentre in “Salerno per i giovani” l’investitura vorrebbe averla Donato Pessolano, neo eletto in Consiglio comunale.
Tra i consiglieri regionali, un tempo assessori, ne esce ridimensionato Franco Picarone che avrebbe promesso voti e sostegno ad un gran numero di consiglieri comunali uscenti non riconfermati. Neppure l’effetto Bonavitacola, inoltre, avrebbe salvato Nino Criscuolo, presidente uscente della commissione bilancio.

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