Giubileo dei detenuti: Napoli dribbla i radicali. Salzano: “Comune miope”

Scritto da , 19 dicembre 2015

C’era grande attesa per la solenne funzione giubilare indetta presso la Cappella della Casa Circondariale di Salerno. A presenziare l’evento il segretario dei Radicali Donato Salzano, nonché l’avvocato Michele Sarno e l’arcivescovo di Salerno Mons. Luigi Moretti, il quale, come da programma, intorno alle 10.30 ha disposto l’apertura della Porta Santa all’interno della chiesa dell’istituto carcerario. «Onorati e lieti di aver partecipato alla funzione insieme ai ristretti e a chi detenuto non è, quindi al fianco dell’intera comunità penitenziaria di Fuorni. La cerimonia ha seguito le linee guida tracciate dal Giubileo straordinario della Misericordia; un Giubileo voluto espressamente da Sua Santità Papa Francesco, con particolare predilezione per chi soffre, per chi deve aggiungere pena ad altra pena come gli ultimi nelle carceri». Nonostante l’importanza dell’evento religioso, in Cappella non si è visto alcun rappresentante del Comune: il che, ovviamente, non è passato inosservato. «Stridente l’assenza miope dell’ammistrazione comunale guidata dal mio amico Enzo Napoli (che ha poi partecipato ad un’altra manifestazione riservata ai detenuti foto)– ha sottolineato Salzano, evidentemente deluso dalla défaillance di Palazzo di Città –; ci siamo stati noi, solitari insieme alla Camera Penale salernitana, e tanto volontariato cattolico. Certo, avremmo voluto che a questo “Giubileo dei detenuti” fossero aperte le porte della “Speranza” sullo stile dello spes contra spem di Paolo di Tarso, così da infondere un messaggio di fede a coloro che sono beati perché perseguitati a causa della giustizia. Di già, per essi, sono spalancate le porte del Regno dei Cieli». Il segretario dei Radicali chiude con un auspicio: «Contiamo su un rinnovato – si spera – Tribunale di Sorveglianza, quali credenti in comunione con altri credenti. Appunto quella “Amnistia dello Spirito” per aprire le Menti e le Coscienze dei Parlamentari che devono decidere dell’Amnistia sulle scrivanie dei magistrati». Massimo Salvo

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