Gipsy Mood: omaggio agli albori del Jazz Europeo

Scritto da , 19 luglio 2017

La XX edizione dei Concerti d’Estate di Villa Guariglia si sposta, stasera, alle ore 21, sul sacrato del Duomo di Cava de’ Tirreni

Di OLGA CHIEFFI

Oggi, dopo le due splendide serate inaugurali all’Arena Archeologica di Fratte, sarà piazza Duomo a Cava de’ Tirreni ad ospitare la XX edizione dei “Concerti d’estate di Villa Guariglia in tour”, organizzata da Antonia Willburger del CTA di Salerno in collaborazione con la Provincia di Salerno, il Comune di Salerno, il Comune di Cava de’ Tirreni, il Comune di Baronissi, l’Ept, la Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana, il Conservatorio di Musica “Giuseppe Martucci” di Salerno, la Coldiretti-Campagna Amica e l’Associazione Amici dei Concerti di Villa Guariglia e con il patrocinio morale del Consiglio Regionale della Campania. Alle 21 i riflettori del palco si accenderanno sul quartetto “In a Gipsy Mood 4et” composto da Massimo Barrella alla chitarra manouche, Osvaldo Costabile al violino e alla chitarra, Giuseppe Plaitano al clarinetto e Marco Cuciniello al contrabbasso che proporranno un viaggio sulle tracce della mano sinistra del diavolo Django Reinhardt e dello swing francese degli anni ’30. Il quartetto è dedito alla musica gipsy europea e in particolar modo al “jazz manouche”, genere musicale che trae la sua origine dalla fusione tra l’antica tradizione musicale zingara del ceppo dei Manouches ed il jazz americano. I nomadi Manouches sono i discendenti del ceppo zingaro più antico. Giunti in Europa occidentale tra il XV e il XVI secolo, dopo un viaggio durato circa un millennio, hanno scelto come sede di permanenza la Francia, l’Olanda, la Germania e il Belgio. La loro origine indiana trova conferma nel nome “manus”, appartenente al ceppo linguistico indo-europeo. E’ entrato nel linguaggio corrente francese come manouches che dall’antico Hindi  deriva dal termine “manusa”: essere umano. Un contributo significativo allo sviluppo dello stile musicale Manouche fu apportato negli Anni Trenta dal chitarrista e compositore Django Reinhardt, anch’egli manouche. Nel 1934, Django creò con il violinista Stéphane Grappelli il Quintetto a corde dell’Hot Club de France. Django, fu definito la mano sinistra del diavolo, a causa di un incidente che in qualche modo fu parte del suo successo. A seguito di un grave incendio perse l’uso di tre dita della mano sinistra e nonostante questa grave menomazione riuscì a reinventare una tecnica chitarristica che lo ha reso celebre ed immortale “inventandosi” necessariamente nuove diteggiature, con l’indice e il medio che scorreva la tastiera aumentando velocità e precisione, con l’anulare e il mignolo, parzialmente paralizzati, diventò precursore dell’uso delle ottave (poi divenute il “marchio di fabbrica” di Wes Montgomery) e prendendo dei semibarrè che arricchivano gli accordi di none e tredicesime e sui quali la portentosa mano destra eseguiva dei “rullii” secchi ed energici similari proprio a quelli di un rullante di batteria, rivoluzionando la chitarra jazz. Ascoltando la musica che arrivava dagli Stati Uniti negli anni 30’ a Parigi, attraverso Simenon, Sidney Bechet, e tanti grandissimi nomi in tourneè, egli seppe coniugare libertà di espressione, improvvisazione e il ritmo tipici dello swing, con il virtuosismo e la personalità della tradizione musicale zigana.

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